(attenzione: prima di leggere questo post sarebbe d'uopo leggerne la relativa
introduzione)
Si parte: Pittsburgh partirà all'attacco dalle sue 28 dopo il ritorno di Russell. Due passaggi da 38 e 21 di Roethlisberger portano subito gli Steelers a un passo dalla end zone, dove viene placcato il tight end Heath Miller. Due corse per rimanere dove si è poi Big Ben tenta il passaggio; non trovando nessuno, decide che è il caso di prendersi la end zone di propria iniziativa correndoci dentro. La mia prima impressione è la stessa degli arbitri: touchdown Steelers! Proprio mentre penso che anche al Super Bowl di tre anni fa il primo TD fu segnato in maniera del tutto analoga, Ken Whisenhunt, head coach dei Cardinals (che all'epoca del trionfo del 2006 era l'offensive coordinator di Pittsburgh), lancia il fazzoletto rosso: è challenge, vuole che gli arbitri usino la moviola per verificare la loro chiamata. Al replay, le zebre notano che il ginocchio di Big Ben tocca terra prima della end zone, quindi cambiano la loro decisione e ricacciano in gola ai tifosi Steelers l'urlo di gioia: si va per il field goal e Jeff Reed non ha alcun problema a trasformarlo mettendo sul tabellone i primi 3 punti dell'incontro. Nel drive successivo i Cardinals sono costretti al punt e ringraziano Edgerrin James per aver recuperato un fumble di Warner a 30 yds dalla end zone di Arizona: tocca di nuovo all'attacco black and gold, su un terzo e 10 miracolo di Roethlisberger che evita più volte il sack e trova all'ultimo secondo Heath Miller che chiude il down. Dopo altre quattro giocate, si arriva ad un primo e goal dalle 7: la corsa da 2 yds di Parker chiude il primo quarto, mentre il secondo è aperto dall'ennesima connection tra Big Ben e Miller che porta nuovamente Pittsburgh ad una situazione di terzo e goal a una sola yard dalla end zone. La chiamata è un gioco di corsa per Gary Russell che, contrariamente al suo quarterback, riesce a penetrare: touchdown Steelers, questa volta senza dubbi, 10-0 e partita subito messa nel migliore dei modi. Sul kickoff successivo Arizona rischia di fare un altro pasticcio, con JJ Arrington che muffa il pallone ma riesce a riprenderlo all'interno della end zone e a riportarlo sulle 17. L'attacco dei Cardinals inizia però a mostrare la sua potenza: a forza di passaggi corti arriva sulle 46 di Pittsburgh, dove Kurt Warner, ben protetto dalla sua offensive line, si inventa un big play pescando Boldin libero sulle 30, il quale guadagna 29 yac (se non vi ricordate cosa significa, tornate a leggere il post sul Super Bowl scorso) prima di essere placcato da Ryan Clark. Nel drive successivo, Warner finta l'hand off, rischia di inciampare e all'ultimo istante prima di subire un sack riesce a lanciare la palla in end zone, dove trova Ben Patrick per quella che sarà la sua unica ricezione del match: 10-7, i Cards ci sono. Due punt nei due drive successivi e palla di nuovo a Pittsburgh: alla seconda azione, il passaggio di Roethlisberger per Santonio Holmes viene toccato da un defensive end di Arizona, la palla si alza a campanile e viene intercettata da Karlos Dansby. A 2 minuti dall'intervallo, Arizona ha la chance di passare in vantaggio ed infatti, in 7 azioni, conquistano un primo e goal da 2 yards con 18 secondi sul cronometro. A molti pare chiaro quale strategia adotteranno i Cardinals: si corre, mal che vada "bruci" il secondo down con una spike per fermare il cronometro (non ci sono più timeout a disposizione) e con un facilissimo field goal pareggi. Invece no: Warner a sorpresa decide di passarla. La palla è diretta verso Anquan Boldin ma all'improvviso la maglia rossa col numero 81 viene oscurata da una bianca numerata 92: James Harrison si materializza davanti al ricevitore dei Cards ed intercetta il passaggio. Non pago, inizia a correre: il cronometro scorre inesorabile, ogni secondo che passa è una possibilità in meno di chiudere la prima metà con un vantaggio più ampio rispetto ai 3 miseri punti sul tabellone, quindi deve provarci pur non avendo l'agilità e la velocità di un defensive back. A 55 yards dalla end zone sembra finita, ma i suoi compagni gli aprono la strada con una serie di blocchi da manuale. Mancano solo 10 yds e il fiato ormai è finito, ma serve uno sforzo ulteriore, a pochi passi dalla meta arriva il placcaggio, ma è troppo tardi: il miglior difensore dell'anno cade all'interno della end zone, realizzando l'intercetto più lungo della storia del Super Bowl, ben 100 yds, e chiudendo la prima metà sul 17-7. È tempo di halftime show, sul palco sale Bruce "The boss" Springsteen, per la gioia di Bruttoformo, ed infiamma i suoi fan con quattro canzoni tra cui una Glory Days adattata al football e uno dei suoi maggiori successi, Born To Run. Il terzo quarto si apre con i Cards in attacco alla disperata ricerca di punti: su un terzo e 6 da metà campo, James Farrior piove letteralmente su Warner causando un fumble, prontamente ricoperto da Harrison ma contestato da Arizona. Whisenhunt decide di usare il suo secondo ed ultimo challenge, ottenendo l'inversione della chiamata: sarà comunque punt vista la posizione di campo. Nel drive successivo la difesa dei Cards commette due clamorose ingenuità: su un potenziale intentional grounding (passaggio lanciato in una zona "morta" per evitare il sack) di Roethlisberger commettono roughing the passer (colpo inutile ed evitabile al quarterback dopo il passaggio) e su un field goal commettono unnecessary roughness (violenza evitabile) sull'holder, dando agli Steelers la possibilità di ottenere 7 punti invece che 3, cosa che comunque non accade, Pittsburgh deve "accontentarsi" di un field goal ravvicinato e di portare a 13 il proprio vantaggio. Durante il drive successivo finisce il terzo quarto e, dopo uno scambio di punt, a 11 minuti dal termine Arizona deve recuperare 13 punti, due touchdown: difficile, ma non impossibile, penso, e memore dell'anno scorso non riesco a trovare pace. Neanche a farlo apposta un grandissimo drive di Warner porta i suoi fino ad un terzo e goal da una yard: come nel TD di Patrick, si opta per un lob ma stavolta dall'altro lato dell'arcobaleno c'è Larry Fitzgerald, impalpabile fino a questo drive, che riduce lo svantaggio dei suoi a soli 6 punti con 7 minuti e mezzo da giocare. Palla agli Steelers che la tengono 2 minuti prima del punt, Warner riporta i suoi sulle 26 avversarie ma retrocede di 10 yards per colpa di un offside dell'attacco: quattro incompleti e punt formation in campo. Non basta l'ottimo lavoro del punter Graham e dello special team, ci si mette anche Harrison che si fa fischiare un'evitabilissima unnecessary roughness costringendo Roethlisberger a partire da 1 yard, con fortissimo rischio safety. Quando al terzo down Big Ben trova Holmes guadagnando 19 yards penso "dai che è fatta!!", ma la scritta "flag" mi fa gelare il sangue nelle vene: è stata fischiata una holding a Justin Hartwig, che significa safety. 2 punti ai Cardinals, 20-16 e punt con 3 minuti ancora sul cronometro: c'è tutto il tempo per segnare e, qualora ciò accadesse, non ne rimarrebbe molto agli Steelers... Arizona parte dalle sue 36: alla seconda azione i defensive backs di Pittsburgh, troppo attenti ad evitare una ricezione con uscita dal campo e conseguente arresto del cronometro, si allargano troppo e quando Warner trova il taglio centrale di Fitzgerald davanti a lui c'è una prateria. Ci sono dei momenti nella vita in cui tutto ti appare in slow motion; spesso accade in situazioni di tensione positiva, come quando stai vincendo e il cronometro sembra essere lento, come quando sei in testa al Gran Premio e l'ultimo giro sembra non finire mai. Ma accade lo stesso anche in situazioni negative: ogni passo di Fitzgerald verso la end zone sembrava avere la velocità di un bradipo, sarà la pia illusione che quei tre omini vestiti di bianco lo raggiungano, ma sono lontani, troppo lontani, e a 2' e 17'' i Cardinals, per la prima volta, passano in vantaggio. Moralmente distrutto, provo a farmi coraggio pensando al fatto che Big Ben sia uno dei migliori comeback quarterbacks della NFL (indossa la maglia numero 7 in onore di John Elway, storico qb dei Broncos specialista in rimonte), ma l'impresa suona veramente ardua, tanto più che alla prima azione viene fischiata una holding all'attacco. Ci sono certe squadre che quando la temperatura sale si sciolgono, altre che invece lievitano: i Pittsburgh Steelers fanno parte di quest'ultima categoria. Roethlisberger nell'azione successiva evita due placcaggi e trova Holmes per mantenere vivo il drive, poi sul terzo e 6 ancora la palla al numero 10 per chiudere il down; un passaggio per Nate Washington e una corsa da 4 yds, poi il secondo timeout. Mancano 62", secondo e 6 sulle 44 di Arizona. Pump fake e di nuovo palla a Santonio, che riceve spalle alla end zone, si gira e approfitta dello scivolone di Aaron Francisco per involarsi verso la medesima, sospinto a qualche migliaio di km dalle urla di un pazzo incurante del fatto che in Italia siano le 4 del mattino, ma la stessa safety recupera e lo placca sulle 6. Chiamato l'ultimo timeout. Siamo lì, ce la possiamo fare. Cosa facciamo? Andiamo sul sicuro, calciamo un field goal, pareggiamo e andiamo al supplementare? No, e se poi Arizona vince il coin toss? Niente da fare, bisogna andare per il TD. Primo tentativo, incompleto. Ma porc... a momenti Santonio la riceveva. Vediamo: Whisenhunt ormai avrà capito che Holmes è il nostro slot receiver, alla prossima azione lo raddoppierà di sicuro, vediamo che si inventa Big Ben. Snap. La offensive line tiene, incredibile. C'è tempo. Mewelde Moore è coperto, niente. Ward pure. Dove sei, Santonio? Eccolo là, ma è addirittura triplicato. Però forse con una palla esterna... Un proiettile di forma ovale viene sparato dal cannone montato sul braccio di Roethlisberger, diretto verso le mani del numero 10 in maglia bianca. Il difensore più esterno è tagliato fuori. Quello davanti salta per intercettare la palla, ma è troppo alta per lui. Holmes salta. Certo che esterna è esterna... Presa! L'ha presa!!! Ma sarà riuscito a tenere i piedi in campo? Secondo gli arbitri sì, è touchdown. Aspetto ad esultare, sicuramente la andranno a rivedere, non possono permettersi il minimo dubbio sull'azione che deciderà l'esito del Super Bowl. Ecco il replay: beh sul piede sinistro non ci sono dubbi. Quello destro... sì!!! Dentro!!! Dentro!!! Touchdown!!! Touchdown!!! 27-23!!! Come l'anno scorso con la ricezione di Plaxico Burress, a 35'' dalla fine la squadra in svantaggio si è portata sul +4, costringendo gli avversari a cercare la end zone pure loro, un field goal sarebbe assolutamente inutile. Ora calma però, non è ancora finita. Arrington ritorna il kickoff sulle 23. 29 secondi. Warner trova il solito Fitzgerald e guadagna 20 yards. 22 secondi. Timeout. Warner vira su Arrington e le 13 yards guadagnate lo portano nell'altra metà campo, sulle 44. 15 secondi. Ultimo timeout. Snap. Warner non trova ricevitori liberi, prova con un po' di scramble ma si accorge che sta andando dalla parte sbagliata, di lì bazzica Woodley, meglio evitare. Quando si appresta a lanciare, però, sente la terra mancargli da sotto i piedi: proprio il numero 56 ha fatto in tempo a liberarsi del bloccante e a colpire il malcapitato Kurt con uno dei suoi placcaggi. Non solo sack: la palla sfugge dalle mani del veterano quarterback e cade per terra, è fumble! I 129 Kg di Brett Keisel ricoprono la palla ed ora è davvero finita! Big Ben uccide il cronometro inginocchiandosi e i Pittsburgh Steelers sono campioni del mondo per la sesta volta nella loro storia, nessuno come loro. Mentre a Tampa i giocatori si abbracciano e fanno il tradizionale gavettone al dott. Foreman, ehm, scusate, a coach Mike Tomlin (dai, sono
uguali), che nel frattempo è diventato l'allenatore più giovane di sempre a vincere il Super Bowl (36 anni, meno di Warner!), io immergo la mia faccia nella maglia nera numero 86 che indosso. L'emozione è così grande che mi si lucidano gli occhi, cosa che non mi capitava da molto tempo (almeno relativamente ad un evento sportivo); mi ricompongo ed assisto alla premiazione, dove Santonio da Padova viene meritatamente nominato MVP. Un grande trionfo, peccato non averlo vissuto insieme ad una persona che, a quanto pare, ha avuto cose più importanti da fare. Ci sarebbe anche da fare la conclusione moralistica come l'anno scorso (a proposito: se siete arrivati fin qui, COMPLIMENTI. Io non ci sarei riuscito), mi affido a Sir Charles Barkley: "
If you are afraid of failure you don't deserve to be successful!".