giovedì, 25 giugno 2009, ore 01:13

San Venanzio è un posto apparentemente insignificante. È una frazione della ben più nota Maranello che conta, ad occhio, 3-400 abitanti ed è il primo centro abitato che si incontra salendo verso il Monte Cimone sulla via Giardini. Non ha un bar, non ha un'edicola e forse aprire un esercizio commerciale che assolva entrambe le funzioni potrebbe rivelarsi redditizio: i residenti non sarebbero costretti a fare 10 km complessivi per andare a comprare il giornale in città ed avrebbero un punto di ritrovo vicino a casa, oltre che un luogo dove poter sorseggiare qualcosa di freddo o, perché no, gustare un gelato per combattere la calura estiva che si fa sentire anche a 270 metri sul livello del mare. C'è solo il negozio di alimentari dei fratelli Valenti, dove però si trova della carne di ottima qualità, e un piccolo forno tappezzato di poster, magliette ed altro materiale del Modena FC. In compenso, ci sono ben due ristoranti, distanti 300 metri l'uno dall'altro: alla Scalinata si trovano i tipici piatti della cucina modenese, compresi ovviamente il gnocco fritto e le crescentine, orgoglio del Frignano, mentre al Postiglione le tradizioni geminiane vengono gemellate con quelle lucane e con la pizza.
A chi ha vissuto per quasi 22 anni in centro a Maranello, sopra un'officina e di fronte ad una delle principali arterie della provincia, le differenze sono palesi: non si deve più spostare il letto di fronte alla porta-finestra spalancata per tentare di dormire, non si è più svegliati alle 8 di sabato mattina dal rombo delle auto da corsa preparate al piano di sotto, il panorama che si vede dalla finestra è senz'altro più piacevole e tante altre piccole cose. Quella che invece non cambia è la sensazione che questo posto, in un modo o nell'altro, non faccia per sè: sarà perché la gente è molto provinciale e pensa di poter pontificare su come funziona altrove nonostante il posto più lontano che abbia visto sia Pinerolo, sarà perché la provincia di Modena non è un paese per giovani (semi-cit.), sarà perché le facce sono sempre le stesse e se uno si trova male in un gruppo non è così facile trovarne un altro, sarà come sarà resta il fatto che è da tanto tempo che si sogna di emigrare.
Poi una sera capita che ci si trovi davanti a casa ad aspettare degli amici con cui andare a bere qualcosa e che costoro siano in ritardo: l'occhio cade sullo spettacolo offerto dalla pianura padana alle 21 di un giorno di inizio estate. In questo frangente, San Venanzio diventa una piccola Beverly Hills da cui ammirare una distesa di luci artificiali paragonabile a quella di Los Angeles: invece di Rodeo Drive si vede Sassuolo, la città un po' fighetta arricchitasi con le ceramiche che tutto d'un colpo ha ripudiato coloro che l'hanno governata per 64 anni. Al posto di Downtown LA c'è Modena, con le luci dell'inceneritore che sembrano ricalcare quelle del Parlamento di Oslo dipinto da Edvard Munch nel suo “Sera sul viale Karl Johan”. Ed infine, al posto di Hollywood Boulevard c'è Bologna, la storica nemica della propria città natale che non è mai stata odiata, fonte di gioie e dolori, di speranze ed illusioni, di gratificazioni e delusioni, di bei ricordi e di grandi rimpianti, di scelte la cui validità è tutt'ora in discussione, da cui vengono persone favolose e personaggi ignominiosi. E viene da chiedersi se in realtà questa piccola replica di California meridionale non sia poi così male, se non sia una scelta troppo drastica quella di andarsene, se in fondo quelle persone che chiedevano come mai uno non vedesse l'ora di partire, tanto disprezzate per la loro miopia, avessero poi tutti i torti nel porre quella domanda. Se basta un singolo evento a farti cambiare così radicalmente un'opinione o, quantomeno, a fartela mettere in discussione, è il caso di ripensare alla medesima e di aspettare un po' per vedere le cose con maggiore chiarezza? Ma non si era detto che d'ora in poi si avrebbe agito di più e meditato di meno in modo da carpire tutti quei dies che sono sfuggiti nel passato?
Nel mentre, è arrivato il Freelander del Cap, con a bordo Piti, il Put e quel deficiente di Luca che era completamente ignaro del fatto che da due anni mi fossi trasferito a San Venanzio. Si parte per la Terra di Mezzo a Savignano sul Panaro, destinazione di cui è impossibile non cogliere l'ironia: è situato in una frazione (Magazzino) di una città celebre (per la Venere), è proprio sul confine tra Modena e Bologna, il suo nome evoca una terra mitica, enorme e lontana ma in realtà è in un posticino a 30 minuti di macchina da casa. Come se non bastasse, durante la serata gli altoparlanti del pub prendono una pausa dal metal inviando nell'etere le note di Only time di Enya, cantante nativa dell'isola di smeraldo che ha rappresentato una parte molto importante della mia vita e canzone che associo ad una persona ancora più importante; a questo punto anche un solido razionalista come me si trova a chiedersi se il destino esista veramente. Intanto, ho capito anche un'altra cosa: con una penna in mano sono quasi irrefrenabile. Luca e gli altri sono habituè della Terra di Mezzo e nei fogli bianchi di un vecchio menu tengono una specie di diario di bordo, al quale ieri sera ho contribuito anche io; beh, dopo la fredda (ma neanche tanto, mi conoscete) cronaca di quanto stava accadendo, ho iniziato con i miei flussi di coscienza joyciani e solo la proposta di un giaguaro mi ha fermato dallo scrivere una pagina di dimensioni bibliche. Forse vuol dire qualcosa, forse no: però ho un dato in più su cui ragionare e mi sta bene così.

PS sulla sinistra continuo ad aggiungere le foto dei miei viaggi.

Sproloquio di tommyblizzard alle 01:13

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Commenti
#1    25 Giugno 2009 - 13:00
 
Molto molto intenso.

Zeman
utente anonimo

#2    25 Giugno 2009 - 13:13
 
Mi ha fatto molto piacere che ti sia piaciuto, Zeman. Il tuo giudizio conta molto per me.
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#3    25 Giugno 2009 - 15:08
 
Chissà se prima o poi la popolazione di Saint Venance accoglierà anche me..
pare the Neverending Story.....
La volontà di voler essere parte integrante della comunità di qst esiguo appezzamento collinare..contrasta terribilmente con il terrore paralizzante di dover risiedere in un luogo di possibilità e vedute ristrette...
Mi solleva il fatto che qst pensieri nn affliggano solo me...
Chissà se alla fine aveva poi ragione chi diceva che "la voglia di scappare da un paese di 20000 abitanti vuol dire che hai volgia di scappare da te stesso, e credo che da te nn ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.."

Bello sproloquio Tommy...
Vale.
utente anonimo

#4    25 Giugno 2009 - 15:49
 
Grazie, Vale. Comunque non ti preoccupare, a livello di relazioni non è che ti cambi molto passare da Via Goldoni a Via dei Fiori. Io le mie perplessità me le tiro dietro da Via Veneto, non nascono certo qua, se non altro puoi pensarci mentre cerchi di scorgere le torri di Bologna in lontananza invece che frustrato dal rumore dell'officina o dalle madonne di Amadori. Quando ci si vede? Al matrimonio di M1?
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categoria : vacanze, streams of consciousness