venerdì, 23 ottobre 2009, ore 20:51

La pioggia ha qualcosa di magico, senza dubbio. Ne sono ancora più convinto da quando ieri mattina, passando davanti alla porta di ingresso, ho visto il mio gatto accucciato sullo zerbino. Gli ho subito aperto, pensando che volesse entrare e mettersi al riparo dall'acqua e dal freddo, suoi acerrimi nemici: invece è rimasto fermo a guardarmi per un po', come se in fondo non si stesse così male lì fuori, per poi scattare come un ghepardo verso il garage, a mostrarmi come anche il suo appetito fosse paragonabile a quello del suo cugino felino.
Avendo la camera in mansarda, quando piove lo sento bene: a volte è un rumore sgradevole, specie se piovono gocce grosse come il lago Ontario e stai cercando di studiare o dormire, ma il più delle volte è piacevole. È come un amico che ti bussa alla porta per chiederti se hai voglia di andare fuori a giocare, talmente entusiasta dell'idea che non si rende conto della sua insistenza e del fatto che potrebbe infastidire chi, dietro quella porta, ci vive. O come una melodia, un po' monotona ma con un certo senso del ritmo, che vuole accom-pagnarti nelle tue attività e farti sentire che non sei solo, c'è anche lei qualora ne avessi bisogno.
Mi piace il suo odore: mi ricorda quando da piccolo, per non farmi ammalare, mia madre mi convinceva a restare a casa in caso di pioggia preparando a me ed ai miei amici il tè con i biscotti. Certo, era un patto soddisfacente per entrambi, ma aveva un limite: non aveva previsto clausole riguardanti il manifestarsi della pioggia in itinere. Per fortuna, visto che il correre sotto la pioggia divenne in breve una delle mie attività preferite: oltre che servirmi come allenamento per la vacanza-studio del 2004 a Miami e i suoi blitz monsonici, mi dava un senso di libertà, di gioia e di energia (oltre che la febbre, in più di un'occasione) come poche altre cose. Lo ammetto: il pensiero ieri mattina mi ha sfiorato. Ma il giorno dopo avrei avuto un esame, non avrei proprio potuto rischiare di ammalarmi.
Così mi sono seduto a fare colazione e, tra una cucchiaiata e l'altra del mio yogurt, guardavo fuori: osservando le gocce che imperterrite continuavano a lanciarsi dalla flotta di nuvole soprastante e a paracadutarsi sul mondo, mi sovvenivano alcune immagini legate alla pioggia. Una in particolare pareva dominare la mia mente: la scena di uno dei miei film preferiti, “V for Vendetta”, quella in cui V libera Evie dalla “prigione”, la porta sul tetto e lei, sotto una doccia scrosciante di acqua piovana, risorge più o meno metaforicamente. Sarà perché nutro da sempre un grande amore verso l'acqua, sarà perché la ritengo essere l'elemento vitale per antonomasia, ma ho sempre avuto anch'io quest'idea della pioggia come un grande annaffiatoio che infonde vita, forza ed energia in tutto quello che bagna. Uffa, che voglia di correre fuori...
Sposto poi il mio sguardo verso il paesaggio: la pioggia e le nuvole hanno creato un sipario grigio che impedisce di vedere non solo la linea dell'orizzonte, ma qualsiasi cosa si estenda oltre Ubersetto. Chissà cosa succede là dietro: magari dietro quella cortina il mondo si sta ribellando alla giornata grigia e sta allestendo uno spettacolo grandioso, fatto di arcobaleni e altri giochi di luce. E se invece fosse lo spirito di San Geminiano che, come 16 secoli fa, ha fatto scendere questa argentea coperta per proteggere la sua Modena dal barbaro invasore? Sarà meglio di no, visto che poi me li ritroverei sotto casa! Il paesaggio ancora visibile sembra una foto in bianco e nero, anche nelle sensazioni che evoca: non si può non avvertirne il fascino, ma neanche negare il retrogusto di malinconia che ti lascia in bocca (sempre che non sia lo yogurt scaduto). È il segnale definitivo che l'estate è finita: il tepore settembrino ha pensato bene di illuderci sforando ampiamente fino ad ottobre inoltrato, poi è arrivato l'autunno che, arrabbiato per il ritardo (secondo me viaggia con Trenitalia), ha deciso di rifarsi con gli interessi. Quella del 2009 è stata un'estate incredibilmente intensa: sono successe tante cose che hanno influito profondamente sulla mia vita, alcune di queste destinate a rimanere un bel ricordo, altre a cui voglio dare un futuro, una continuità, uno sviluppo, e per le quali lotterò fino in fondo, nonostante le paure, le insicurezze e le difficoltà.
Chiudo il post con questa canzone: un po' scontata, volendo, ma decisamente appropriata. E bella.

Sproloquio di tommyblizzard alle 20:51

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Commenti
#1    25 Ottobre 2009 - 14:05
 
Continuo a sostenere a gran voce che i tuoi pezzi sono davvero tra i più belli che mi sia mai capitato di leggere. Sarà che io sono tendenzialmente più introverso del normale e di conseguenza non ami molto scrivere, tuttavia amo leggere. Alcuni tuoi posts, per questo motivo, invece, come si suol dire sfruttando una vituperata metafora sportiva "valgono il prezzo del biglietto" (non so quale biglietto, ma penso che tu abbia capito..). Te l'avevo detto già per l'articolo sul SuperBowl di due anni fa (quello che vide trionfare i Giants sui Pats, per intenderci), lo ripeto oggi: raramente si vedono, si LEGGONO commenti così scorrevoli e piacevoli alla lettura.
Detto questo, ecco, diciamo che io invece non sono propriamente un fanatico del bagnato, soprattutto quando diluvia troppo e per troppo tempo, infatti le mie offese contro Zeus (sottolineo, contro Giove, NON DIO...) si sprecano ed è meglio non rivelarle a terzi!
Bell'articolo, Tom...
utente anonimo

#2    25 Ottobre 2009 - 19:27
 
Grazie, ma... chi sei? Dige?
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#3    27 Ottobre 2009 - 12:53
 
Gotcha.......
utente anonimo

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categoria : racconti, streams of consciousness