martedì, 02 giugno 2009, ore 23:03

Giocatori, in rigoroso ordine numerico.

Sharrod Ford: devastante l'anno scorso a Montegranaro, altalentante quest'anno a Bologna. Mette in mostra tutti i suoi pregi (immarcabile se riceve in pick and roll, stoppatore disumano, capace di ricevere passaggi ad altezze siderali grazie alla sua esplosività, buon raggio di tiro), ma anche tutti i suoi difetti (assenza pressochè totale di movimenti spalle a canestro, subisce nei duelli fisici con pari ruolo più grossi, tende ad addormentarsi sui tagliafuori, a saltare alla prima finta in difesa e a commettere falli evitabili in poco tempo). Boniciolli lo vede come 4, ma lui dimostra di trovarsi meglio da centro. Con l'ingaggio che percepisce, avrebbe dovuto essere più costante. Esemplificativo il fatto che chiuda al primo posto nelle classifiche di rimbalzi (9.5), stoppate (1.4) e falli fatti (3.2). Io l'avrei tenuto, ma pare che Sabatini voglia monetizzare con il suo buyout liberandosi anche di un ingaggio pesante.
Petteri Koponen: alla prima esperienza fuori dalla natia Finlandia dimostra di essere un giocatore ancora molto acerbo. In difesa offre un buon contributo, ma in attacco appare molto timido, soprattutto quando si tratta di attaccare la difesa schierata. Il talento c'è e si vede, forse gli gioverebbe un anno in prestito in una squadra da classifica medio-bassa.
Brett Blizzard: con l'arrivo di Boniciolli si trova ai margini delle rotazioni, chiede la cessione, si pente. viene reintegrato ma, almeno in campionato, non va mai oltre i 9 punti in 19' nel derby di ritorno. Si riaccende nei playoffs, dove tira con il 52% da 3, ma ormai è tardi. Dall'infortunio nella finale scudetto contro Siena non sembra più quello della sua prima stagione bianconera, l'impressione è che con le nuove regole sui passaportati il suo futuro sia lontano da Bologna. Peccato, mi è sempre piaciuto ed ormai era un veterano.
Jamie Arnold: buco nell'acqua. Arriva alla Virtus per cifre importanti portando con sè un ottimo bagaglio di esperienza ad alto livello in Europa, prima col Maccabi poi con l'Hapoel Jerusalem, ma non è mai incisivo. Boniciolli lo sposta nello spot di centro ma la musica non cambia, a gennaio viene tagliato per far posto a Terry.
Alex Righetti: grandi attese su di lui dopo l'ottimo campionato ad Avellino, dove si è affermato come uno dei migliori italiani del campionato. In difesa lavora bene, ma in attacco delude molto: dimezza la sua media punti e non infila mai i canestri pesanti (tranne che in due occasioni). L'arrivo del suo mentore Boniciolli gli aumenta il minutaggio ma non la valutazione: a sua parziale discolpa, va detto che viene utilizzato in un ruolo non suo. Con la penuria di italiani di livello in circolazione non è però escluso che possa rimanere.
Earl Boykins: i 3,5 milioni di dollari di ingaggio lo rendono il giocatore più pagato di sempre in Serie A, i suoi 164 cm ufficiali quello più basso. Reduce da 11 anni di NBA, arriva come il giocatore che dovrebbe fare la differenza e così è, in effetti: quando gira, la Virtus vince, quando non gira, spesso e volentieri perde. Alterna momenti di estasi cestistica a corazzate Kotiomkin di fantozziana memoria, arrivi ad amarlo ed un momento dopo a volerlo sottoporre a torture medievali. Inguardabile nei playoff, dove chiude con un orripilante 11/48 dal campo. Aria.
Guilherme Giovannoni: non è più decisivo come un tempo e a questi livelli a volte pare inadeguato, ma in campo dà sempre tutto quello che ha, motivo per cui i tifosi della Virtus vorrebbero a referto altri 11 come lui. Per questo (e per i problemi di falli ed infortuni dei lunghi bianconeri), di riffa o di raffa, i suoi minuti riesce sempre a guadagnarseli. Il suo agente propone cifre irrazionali per il rinnovo, cosicchè viene silurato anzitempo; Sabatini lascia la porta aperta in caso di ripensamento, è possibile che Gui faccia di tutto per rimanere.
Roberto Chiacig: parte come quarto lungo ma si trova a disputare minuti importanti, soprattutto con Boniciolli che, almeno all'inizio, lo promuove a centro titolare. L'età avanza inesorabile e si vede, ciononostante risponde sempre presente e il suo contributo lo dà (quasi) sempre. Purtroppo, ormai, più di un quinto lungo non potrà essere.
Keith Langford: arrivato in sordina e solo perchè dopo l'addio di Bynum serviva uno che attaccasse il canestro, diventa il giocatore chiave della squadra e viene votato come terzo miglior cestista del campionato. Difensore sublime, penetra nelle aree avversarie come Rocco Siffredi nelle (vabbè ci siamo capiti), segna canestri irreali in equilibrio precario, regala ai fotografi schiacciate da NBA Action, la mette dall'arco, finisce 13° nella classifica degli stoppatori nonostante sia una guardia di 193 cm e, non pago, viene nominato MVP della finale di Eurochallenge. I tifosi lo adorano e il sentimento è ampiamente ricambiato, gli è stato rinnovato il contratto ma non è detto che non verrà sacrificato sull'altare del bilancio, magari in una big europea. Io, comunque, dico solo questo.
Dusan Vukcevic: vive del suo tiro da 3, che mette a segno il 44% delle volte, ma alterna serate da 1/7 ad altre da 4/4. Quelli pesanti, comunque, tende a metterli, specialmente la bomba a 2' e 20'' dalla fine che regala alla Virtus il derby di ritorno e a lui, nativo di Sarajevo come Danilovic, un posto nella hall of fame bianconera. Io lo terrei.
Reyshawn Terry: parte fortissimo, dando alla Virtus quell'atletismo che mancava, poi anche lui inizia ad avere un andamento sinusoidale, dimostrando preoccupanti limiti difensivi. Strepitosa gara 1 di playoff, poi una fastidiosa periostite lo mette KO. Peccato, davvero.

Staff

Renato Pasquali: la sua conferma lascia perplessi in molti e il suo esonero alla quinta giornata, dopo due sconfitte che puzzano di sciopero, non fa certo ricredere i suoi critici. Il suo merito più grande è l'aver voluto fortemente Langford, ma in fondo anche sul resto non ha grandi colpe, il suo destino pareva segnato già dall'inizio.
Matteo Boniciolli: secondo alcuni era l'obiettivo primario già in estate dopo il miracolo avellinese dell'anno precedente, il matrimonio ritardato gli consegna una squadra non sua e così è difficile. Parte con 7 vittorie di fila, poi si mette in testa che il miglior centro della stagione scorsa non è adatto a giocare da centro e retrocede Giovannoni nello spot di 3 dove ha sempre sofferto; in seguito si cosparge il capo di cenere, porta la squadra in finale di Coppa Italia, alla vittoria di Eurochallenge e al secondo posto. Dopo la coppa, però, la squadra crolla e certe sue scelte lasciano perplessi; chiede un rinnovo faraonico, viene silurato.
Claudio Sabatini: il personaggio è quello, nel bene e nel male, inutile tentare di cambiarlo, prendere o lasciare. Però certe cose come i casi Blizzard e Boykins potevano essere trattati in maniera meno mediatica e certe sue "sparate" gli stanno alienando molti consensi tra i tifosi, ossia coloro che pagano il biglietto per entrare alla Futurshow Station. In pochi credono che cederà la Virtus, ancora meno quelli che pensano ad una squadra con obiettivo-salvezza, comunque andrà mi permetto di dare tre piccoli consigli a colui che ci ha salvato nel 2003: lavare più spesso i panni sporchi in casa propria, ingaggiare il prima possibile il nuovo allenatore, lasciare che siano lui e il GM Faraoni a costruire la squadra. Chiedere di più sarebbe, forse, chiedere troppo.

PS nella colonna di sinistra, ho iniziato ad aggiornare la sezione "viaggi" con le foto della vacanza-studio a Miami del 2004, la mia prima con fotocamera digitale. Le immagini sono su Picasa (porqué Picasa es mi casa), se ne avete voglia dateci un occhio.

Sproloquio di tommyblizzard alle 23:03

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martedì, 02 giugno 2009, ore 01:15

Mercato: dopo la fallimentare stagione 2007/08, con la salvezza matematica raggiunta alla quartultima giornata, Claudio Sabatini sente di essere in debito con i tifosi e non bada a spese per costruire una squadra competitiva. Restano solo Blizzard, Giovannoni e Chiacig, ritorna Vukcevic ed iniziano gli arrivi altisonanti: Sharrod Ford da Montegranaro, Alex Righetti da Avellino, Will Bynum dal Maccabi e Jamie Arnold dall'Hapoel Jerusalem (che a fine gennaio verrà tagliato, al suo posto verrà ingaggiato Reyshawn Terry da Soresina). Poi però Bynum si avvale della clausola NBA Escape prevista dal suo contratto ed accetta l'offerta dei Detroit Pistons, compiaciuti dalle sue prestazioni in Summer League. Dopo l'arrivo di Keith Langford da Biella, lo spot di playmaker viene affidato a Earl Boykins, 11 anni di NBA nonostante i suoi 164 cm di altezza, che diventa il giocatore più pagato del campionato e, in teoria, quello che dovrebbe essere il go-to-guy. Infine, viene ingaggiato come sua riserva Petteri Koponen, ventenne finlandese scelto al primo giro dai Philadelphia 76ers nel draft 2007. In panchina viene confermato Renato Pasquali e questa è forse la mossa che suscita più perplessità tra i tirosi. L'obiettivo ufficiale è tornare a bazzicare nelle zone di alta classifica e guadagnare la licenza triennale di Eurolega.
Campionato: la Virtus chiude al quinto posto, ma a 3 giornate dalla fine il secondo pareva solidissimo: la sconfitta esterna con Montegranaro e il suicidio interno contro Treviso costano alle V nere il vantaggio del campo e il lato playoff con Siena. Squadra dai risultati altalenanti, capace di vincere a Milano rimontando 22 punti di svantaggio in 15 minuti come di perdere in casa con Treviso dopo che si è stati sul +16, di battere Roma, seconda classificata, tre volte su tre come di prenderne 35 da Pesaro, ottava classificata. Si è perso di 25 contro Rieti, terzultima, e si è arrivati ad un soffio dal battere lo schiacciasassi senese per ben due volte, complici alcune fischiate al limite dell'inverecondo. La squadra ha pagato le prestazioni sotto le aspettative di Arnold. Koponen e Righetti, l'incostanza di Ford, Terry e Boykins, un atteggiamento mentale inconcepibile, se miri ad alti traguardi, e le numerose grane: l'esonero dopo sole cinque giornate di Pasquali, gli esperimenti del nuovo coach Boniciolli, la richiesta di cessione di Blizzard e il successivo pentimento, il taglio di Arnold e la tragicomica fuga di Boykins con minacce di taglio ed azioni legali per poi reintegrarlo con multa. Il risultato è sicuramente inferiore alle aspettative di inizio stagione ed al potenziale mostrato durante il campionato.
Coppa Italia: terza sconfitta in finale consecutiva tra le mura amiche, anche stavolta condita da polemiche. Come contro Avellino l'anno prima, un arbitraggio contestatissimo influenza una partita che la Virtus conduceva ad un minuto dal termine e regala a Siena la prima Coppa Italia dell'era Pianigiani. Grande rammarico, ma fischiate a parte sono l'esperienza e la forza di un gruppo consolidato a fare la differenza nei minuti finali.
FIBA Eurochallenge: finalmente una vittoria. C'è chi l'ha chiamata la "coppa del nonno", ma se si guarda l'albo d'oro della competizione e il livello delle squadre partecipanti all'ultimo torneo si capisce subito come questa definizione sia fortemente sbagliata. In ogni caso, come ha detto giustamente Boniciolli, a fine stagione solo 3 squadre possono dire di aver vinto qualcosa a livello europeo e la Virtus è tra queste. Inoltre, visto che si torna a vincere una coppa europea dopo 8 anni di astinenza e si riapre la bacheca chiusa da 7 anni, non mi sembra il caso di fare gli schizzinosi. Anche nella finale contro Cholet, comunque, si rischia il disastro: di 11 lunghezze di vantaggio, la Virtus ne perde 10 per strada durante l'ultimo quarto, fa 1/4 ai liberi e ringrazia De Colo che tira da 3 per la vittoria ma non prende neanche il ferro.
Playoff: fuori al primo turno, 3-2 contro Treviso, tre sconfitte esterne, due vittorie interne. Non si può non pensare al vantaggio del campo perso all'ultima giornata, proprio contro i trevigiani, e quel fallo di Boykins che ha regalato a Bulleri i 3 liberi del pareggio, al cui confronto la scelta di candidare Rutelli a sindaco di Roma pare quasi vincente. Ad aggiungere ulteriore rammarico, l'inaspettata eliminazione dei capitolini contro una sorprendente Biella avrebbe consegnato alle V nere l'agognata licenza triennale in caso di passaggio del turno; inoltre, le due vittorie casalinghe sono state abbastanza nette da far pensare che, a fattore campo invertito, si sarebbe giunti agilmente in semifinale (quest'anno solo Biella e Siena hanno espugnato il PalaVerde). Ma visto che "se mia nonna aveva il pisello era mio nonno" (cit. Ruud Gullit) questi calcoli non hanno senso. Stagione finita ed Eurocup, sempre che si decida di prendervi parte.
Prospettive: nella famigerata conferenza stampa, Sabatini ha annunciato che la Virtus è in vendita e che, in caso non si trovasse un compratore, si costruirà una squadra dal budget limitato, siccome lui non è un magnate e il bilancio dell'anno scorso, chiuso con 2 milioni di passivo, è un'eccezione che non si ripeterà.  Ormai non si sa più quando prenderlo sul serio e quando no, anche l'anno scorso fece lo stesso proclama e com'è andata l'avete appena letto. Comunque, sono stati silurati il GM Luchi, l'allenatore Boniciolli e il capitano Giovannoni, questi ultimi due per le eccessive pretese economiche dei loro agenti, anche se a Gui è stato offerto di rimanere a cifre "umane". È tornato Massimo Faraoni, GM della promozione del 2005 e ottimo talent scout, mentre, nonostante la conferenza stampa sopracitata, pare essere arrivato Andre Collins, playmaker della rivelazione Ferrara nonchè terzo miglior marcatore del campionato (17,5 punti di media in 33,5 minuti con il 47,4% da 2 e il 40,4% da 3) e pare che si seguano giocatori interessanti come Jerebko e Antonutti. Ancora nessuna novità sull'allenatore e questo genera in me le maggiori perplessità: come dimostrato quest'anno, sarebbe bene prima firmare un coach poi, a seconda delle sue idee, tuffarsi sul mercato. A breve, le mie valutazioni sui singoli protagonisti.

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giovedì, 28 maggio 2009, ore 17:36

Avrei voluto, in seguito alla dolorosa eliminazione di ieri sera, fare il pagellone finale della Virtus 2008/09. Oggi, però, dal sito della Virtus, imparo che sono stati silurati coach Boniciolli, il GM Luchi e, soprattutto, capitan Giovannoni. Imparo inoltre che, domani pomeriggio, Claudio Sabatini parlerà su Futurshow Station alle 17.30: fino ad allora, ogni mio giudizio, così come ogni mio intervento sul blog, verrà sospeso.

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venerdì, 13 giugno 2008, ore 14:59

Le finali NBA sono un ottimo incentivo a scrivere sul blog: ho appena finito di vedere gara-4 e mi accingo a commentarla. Dovrebbe essere lapalissiano che se non volete spoiler sulla medesima dovreste rinviare la lettura di questo post a dopo aver visto la partita.
In uno Staples Center gremito di tifosi e di vip (compreso il grande deluso Spike Lee, forse per vedere il protagonista del suo He Got Game), va in scena il quarto atto della sfida per l'anello tra Celtics e Lakers, con la squadra del Massachussets in vantaggio 2-1. Ci tengo a specificare quanto sopra perchè dall'inizio della partita non si direbbe proprio: a fine primo quarto i Lakers sono in vantaggio di 21 punti, grazie ad uno strepitoso Odom da 13 punti con 6/6 al tiro. I Celtics sono totalmente in bambola, le precarie condizioni di Rondo incidono ma non possono essere nè un alibi nè una spiegazione plausibile: con tutto il rispetto per il giocatore, reduce da un'annata strepitosa, se in squadra hai quei 3 lì, non puoi dipendere da Rajon Rondo. Infatti Pierce e Garnett sono due fantasmi e Allen si vede solo brevemente all'inizio e alla fine della frazione. Non migliorano le cose ad inizio secondo quarto, LA continua a tirare come se il canestro fosse una vasca da bagno (cfr. Flavio Tranquillo) e Boston come se fosse un portachiavi: la tripla di Vujacic a metà tempo (saranno gli unici 3 punti della sua partita) porta i lacustri al massimo vantaggio, +24. Evidentemente questo numero ha qualcosa di nefasto: in gara-2 Boston raggiunse il medesimo scarto, poi si fece rimontare fino a +2 e fu abbastanza fredda ai liberi per portare a casa la W, in gara-4 dalla bomba dell'ex Snaidero Udine in poi la partita cambia radicalmente. Doc Rivers cambia schema, opta per lo small ball con Garnett e 4 "piccoli" e la scelta sembra pagare: l'ingresso di Posey, che già nel 2006 a Miami aveva cambiato le sorti della finale, modifica l'inerzia della partita e, grazie anche ai primi segni di vita di P-square, in meno di 4 minuti lo svantaggio è dimezzato. Fisher e Gasol cercano di tamponare la rimonta bostoniana e in parte ci riescono: mantengono a 14 il vantaggio losangelino, che diventa +17 quando Jordan Farmar da UCLA segna un buzzer beater da 3 per chiudere la prima metà di gioco. Nel terzo quarto la rimonta di Boston inizia a farsi seria: i Big Three iniziano a giocare sul serio e il supporting cast, composto dal già citato Posey e da un sorprendente Eddie House, non è da meno. Se poi aggiungiamo che i Lakers iniziano a litigare con il ferro e che, dopo 36 minuti, Kobe Bryant è ancora fermo a 2 canestri dal campo, a mente fredda non sorprende che a 12 minuti dal termine il vantaggio dei californiani sia ridotto a 2 miseri punti. Inizia l'ultimo quarto: 2 minuti di siccità offensiva bipartisan, poi arriva il canestro di Leon Powe a completare la rimonta della franchigia biancoverde, parità a quota 73. Finalmente entra in partita l'MVP della regular season: dopo l'ottima difesa dei Celtics su di lui, volta principalmente a impedirgli la ricezione dei passaggi, Kobe decide di tornare quello di una volta, quello che fa tutto da solo. I risultati sono altalenanti, ma i suoi canestri impediscono a Boston di passare in vantaggio, almeno fino a 4' dalla sirena, quando il jumper di House porta la squadra del New England al primo vantaggio della partita: 84-83. Lo scarto sale fino a 5 punti, LA prova a reagire con Bryant, Fisher e Gasol, ma Pierce e soci ribattono colpo su colpo ai canestri gialloviola, così si arriva con il medesimo distacco a 40" dalla fine della partita: Kobe attira su di sè la difesa e serve il suo centro catalano che schiaccia, portando i Lakers a un solo possesso di svantaggio. Palla a Boston, si cerca di far passare il cronometro mentre in difesa si punta a non fare fallo; Allen palleggia controllato da Vujacic, il quintetto piccolo è schierato sull'arco dei 3 punti e ognuno di loro è marcato a vista dal rispettivo difensore. Il numero 20 in biancoverde sa benissimo cosa succede in queste situazioni: l'area è vuota e, se si riesce a battere l'uomo subito sul palleggio, l'aiuto difensivo quasi sicuramente arriverà troppo tardi. Detto fatto, sloveno bruciato e lay up sigilla-vittoria ad anticipare l'inutile tentativo di aiuto da parte di Gasol. 3-1 Celtics.
Che partita! E dire che mi era anche transitato per l'anticamera del cervello, sul +24 Lakers, che sarebbe stata una partita noiosa con i gialloviola ad amministrare il vantaggio e, soprattutto, le energie in vista dello spareggio di gara-5, anche perchè Boston fino a quel momento era stata veramente inguardabile. Poi mi sono subito ricordato che, come accennato in precedenza, Boston neanche una settimana prima ha rischiato di perdere una partita che vinceva di 24. Mi era sopraggiunto anche un altro ricordo: 3 aprile 2001, semifinale di Eurolega, gara-3, derby di Bologna, 2-0 Virtus. Nella prima partita della serie al PalaDozza, l'ultimo quarto si aprì con la Fortitudo sul +18: mentre (quasi) tutti avevano già la testa a gara-4, c'era ancora qualcuno che pensava "non è ancora finita". In 8 minuti costoro piazzarono un parziale di 25-1 e resisterono al disperato tentativo di rimonta di Myers e compagni. Finì 74-70 per le V nere, con Flavio Tranquillo che commentava "Incredibile,  imprevedibile, impossibile, inaspettata vittoria della Kinder"; di lì a poco Ginobili e compagni avrebbero affrontato in un'epica finale il Tau Vitoria, vincendo 3-2 e portando a casa la seconda Eurolega della loro storia, ultima vittoria di un'italiana nella Champions League del basket. Ma questi sono, purtroppo, tempi andati...
Prestazioni dei singoli: nei Celtics bene i Big Three (Pierce 20p 7r 6/13; Garnett 16 p 11r 7/14; Allen 19p 9r 9/11) nonostante il pessimo inizio, decisivi dalla panchina Posey (18 punti con 4 pesantissime triple) e, anche se in misura minore, House (11). Tra i Lakers Odom (19+10) parte fortissimo per poi spegnersi, Gasol (17+10) e Fisher (13) non si arrendono mai, solo 14 i punti dalla panchina (3 punti con 1/9 per quel Vujacic che ne aveva fatti 20 in gara-3). Che dire di Kobe? Doppia doppia (17+10 assist) ma un pessimo 6/19 dal campo (0/2 da 3), tre quarti da non pervenuto e nell'ultimo quarto i suoi egoismi e le sue forzature hanno spesso fatto più danni che altro. A proposito: che numero di canotta porta Bryant?

Sproloquio di tommyblizzard alle 14:59

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mercoledì, 11 giugno 2008, ore 17:27

Un mese e mezzo senza aggiornare... male, molto male! Purtroppo succede così, hai un periodo un po' impegnato dove non riesci a bloggare con continuità, perdi l'abitudine e non ti viene più in mente di aggiornare il blog. Se a questo aggiungi il fatto che quando poi ti viene in mente dovresti parlare di tantissime cose, hai un ulterriore deterrente che ti convince a non farlo. Ora che ho un po' di tempo libero visto che ho finito di lavorare, però, inauguro il nuovo template (quello vecchio era veramente orribile) e vi sparo un nuovo post tuttologo.
Partiamo dal lavoro appena concluso: bella esperienza, talvolta un po' impegnativo tener dietro ai ragazzi ma nel complesso sono soddisfatto. Credo di aver legato bene con loro e credo, nel mio piccolo, di averli aiutati per quanto potessi. È comunque preoccupante come ritratto dell'adolescenza (o pre-adolescenza) moderna: ok, vanno solo alle medie, però "ai miei tempi" (10 anni fa) non c'erano gli stessi livelli di strafottenza, mancanza di rispetto ed assenza di valori (dove per "valori" intendo avere un qualche ideale o qualche principio in cui credere). Ovviamente non mi riferisco a tutti e non voglio "demonizzare" i miei ragazzi, ai quali sono rimasto abbastanza legato, mi limito a denotare come certi comportamenti negativi siano molto più diffusi e frequenti in quella fascia d'età rispetto a quando la attraversavo io.
Passiamo poi alla politica: tiene banco la famigerata legge sulle intercettazioni. Berlusconi vorrebbe abolirle tranne che per i reati di criminalità organizzata (mafia, camorra et simila) e terrorismo e dare 5 anni di galera sia a chi le effettua che a chi le pubblica, Veltroni vorrebbe lasciarle libere ma impedirne la pubblicazione sui giornali, almeno fino all'inizio del relativo processo. Personalmente, vorrei libere intercettazioni e libera pubblicazione delle medesime in caso di fatti penalmente rilevanti. Cosa significa? Che se un politico (o un magistrato, un imprenditore, ecc...) parla al telefono di come ha scopato male ieri notte non è giusto che venga pubblicata l'intercettazione (anche perchè, sinceramente, chi se ne frega); ma se un politico (o un magistrato, un imprenditore, ecc...) parla al telefono di come ha scopato male perchè pensava a come corrompere il giudice, a come scalare illegalmente la banca, a come dare l'appalto agli amici, allora la gente deve sapere. Potrei dilungarmi a dismisura su questo tema e ribattere a ciascuna tesi a sostegno della legge di Berlusconi (basterebbe dire che Ferrara è d'accordo per far capire che è sbagliata) e, se volete, nei commenti lo farò; qua mi limiterò ad elencarvi una serie di casi di cui, con la proposta Berlusconi, non ci sarebbe stata nessuna conseguenza penale, nessuna indagine, niente, tutti ancora al loro posto, tutti "puliti", oppure, con la proposta Veltroni, di cui nessun cittadino (a parte i magistrati che si occupano della relativa indagine) sarebbe a conoscenza. Siete pronti? Calciopoli (Moggi & co.), i furbetti del quartierino (Fazio, Fiorani, Ricucci, Consorte, Coppola...), la clinica Santa Rita di Milano, Berlusconi-Saccà (oops!), Santa Maria Capua Vetere (i Mastella), Poseidone, Why Not? e le altre inchieste di De Magistris, mega truffa farmaci a Torino, mega truffa rifiuti a Napoli, solo per citare i più famosi. Altri casi scoperti grazie alle intercettazioni ma i cui processi sono iniziati/terminati (quindi di cui sarebbero potuti essere pubblicati i tabulati anche con la proposta Veltroni): crac Parmalat, caso Squillante (Previti che corrompe giudici), Lazio-gate (Storace che spia Marrazzo e la Mussolini alla vigilia delle Regionali 2005), dossier SISMI sugli "avversari" di Berlusconi (Pio Pompa, Pollari e Renato "agente Betulla" Farina), caso Abu Omar, dossier illegali Telecom eccetera... Avrei voluto mettere i link per ogni indagine, però diventava arduo, se volete approfondire ci sono Google e Wikipedia, in alternativa chiedete e vi sarà dato.
Passiamo poi al basket: si stanno disputando le finali NBA e quelle del campionato italiano. Nonostante la vittoria di Roma ieri sera, penso che il risultato finale sia scontato, tant'è che non ho guardato nessuna delle 4 partite finora disputate. Molto interessante invece la serie oltreoceano: Boston Celtics - Los Angeles Lakers, come ai vecchi tempi. Le due squadre più vincenti della storia della NBA, 30 titoli in campo (su 61, significa che dopo questa serie metà degli anelli saranno stati vinti dai celtici o dai lacustri) e tanta voglia di riscatto dopo annate deludenti da ambo le parti. Che Boston sarebbe arrivata in finale era ampiamente pronosticabile alla vigilia: dopo aver ceduto quasi tutti i loro giovani per aggiungere a Paul Pierce due campioni come Ray Allen e Kevin Garnett, la squadra si candidava seriamente a conquistare il 17° anello della loro gloriosa storia, il primo dopo 22 anni, quando la squadra di Larry Bird sconfisse 4-2 gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon. I Lakers invece ebbero un'estate travagliata: Bryant voleva un'altra star in squadra, preferibilmente sotto canestro, oppure minacciava di trasferirsi a Chicago. Non avvenne nessuna delle due cose, Kobe rimase a LA e la dirigenza decise di accontentarlo prendendo Pau Gasol, anche se solo a febbraio; da lì in poi, grazie all'innesto del catalano e al "cambio di marcia " di Odom, i Lakers riuscirono a conquistare il seed #1 ad Ovest e, nei playoff, a conquistare il titolo di Conference a spese dei campioni uscenti di San Antonio, complici anche le precarie condizioni fisiche di Ginobili. Nel mentre che vi scrivo, si sono giocate 3 gare ed il fattore campo è stato rispettato: 2-1 Boston. Nelle due partite al TD Banknorth Garden la differenza è stata fatta dai Big Three dei Celtics, in particolare da Pierce (curiosità: da ragazzo era tifosissimo dei Lakers e odiava Boston...), semplicemente devastante in attacco, ma sarebbe ingrato non spendere qualche parola per PJ Brown, 39 anni ad ottobre, importantissimo in gara 1 per sopperire al passaggio a vuoto di Perkins, e per Leon Powe, che sognerà per molte notti la sua prestazione mostruosa in gara 2. I Lakers hanno pagato la prestazione belinelliana di Bryant in gara 1 (9/25 dal campo) e il suo tardo risveglio in gara 2 che ha comunque fatto tremare i biancoverdi, quando si sono trovati solo a +2 dopo aver aperto l'ultimo quarto portandosi in vantaggio di 24 punti. Gara 3 allo Staples Center... me la sono persa! Ho dimenticato di programmare MySky e così non ho visto la vittoria dei gialloviola. Dagli highlights e dal box score posso comunque vedere la grande prestazione di Bryant, forse grazie anche al diverso metro arbitrale su di lui (13 liberi tirati nelle prime 2 gare, 18 ieri notte), la sorprendente partita dell'ex Snaidero Udine Sasha Vujacic (20 punti, 3/5 da 3) e le deludenti prove di Pierce (6 punti, 2/14 dal campo, 0/4 da 3) e Garnett (doppia doppia 13+12 ma un pessimo 6/21 dal campo); tra i celtici si salva solo Allen, 25 punti con 5/7 da 3. Per Boston è importante vincere la prossima, se dovesse vincere LA non solo pareggerebbero la serie, ma avrebbero l'inerzia dalla loro parte e potrebbero usarla per vincere anche gara 5, l'ultima allo Staples Center: dopo i Celtics avrebbero le spalle al muro e questa sensazione annullerebbe il vantaggio del campo per le ultime 2 partite. Esagero? Provate a chiederlo ai giocatori dei Dallas Mavericks, stagione 2004/05... Per chi tifo? Bella domanda. Anni fa simpatizzavo Lakers causa la presenza in roster di Shaquille O'Neal (infatti prima simpatizzavo Orlando...), poi il rapporto si è incrinato quando eliminarono con furto il mio primo amore NBA: i Sacramento Kings 2001/02. Che squadra! In cabina di regia era appena arrivato Mike Bibby al posto di quello psicopatico di Jason Williams, come guardia c'era Doug Christie, difensore fenomenale nonchè idolo (dopo ogni canestro salutava sua moglie. Con il gesto delle corna), l'ala forte era Chris Webber, il classico 4 vecchio stile, grandissimo giocatore, e a fare da ala piccola e centro c'erano Peja Stojakovic e Vlade Divac, due serbi, due giocatori balcanici, la mia scuola cestistica preferita (io ho una concezione molto ampia di "balcanico": ex-Jugoslavia, ex-URSS, Grecia). Anche la panchina era fortissima: Bobby Jackson, Hedo Turkoglu, Scott Pollard... La squadra era finita sulla copertina di Sports Illustrated come "The greatest show on court", aveva dominato la regular season 61-21 (35-5 all'Arco Arena), passato senza problemi i primi due turni di playoff e affrontato in finale di Conference i Lakers campioni uscenti. In vantaggio 3-2, persero gara 6 a Los Angeles, un po' per sfortuna (Samaki Walker, riserva di Shaq, mise a segno l'unica tripla della sua carriera con un buzzer beater), un po' per errori, diciamo, non della squadra: venne convalidata una tripla di Robert "Big Shot Rob" Horry scagliata ampiamente dopo la sirena dei 24", nell'ultimo quarto ai Lakers vennero concessi 27 tiri liberi (ai Kings 9) e, quando scoppiò lo scandalo delle partite truccate nella NBA, si parlò ampiamente proprio di questo match. Gara 7 venne invece persa a causa di una prestazione veramente indecente dalla lunetta (53.3%): i lacustri andarono in finale e spazzarono via i New Jersey Nets di Jason Kidd. Da quel giorno i Lakers entrarono nelle mie antipatie. Per quanto riguarda Boston, è una squadra che mi ha sempre lasciato indifferente: nelle ultime stagioni aveva adottato una politica basata sui giovani, incontrando il mio favore, salvo poi vedere che non sbocciavano (a parte Al Jefferson) e spedirli in massa verso altri lidi per poter acquisire Allen e Garnett e riempire i buchi con veterani free-agent, magari alla caccia dell'anello ergo affamati (PJ Brown) o con già qualche anello al dito (Sam Cassell, James Posey), dotati quindi dell'esperienza necessaria, cosa che non gradii ma che si è rivelata, almeno per ora, vincente. In teoria dovrei essere imparziale, tuttavia ci sono due discriminanti:
1) stravedo per Kevin "The big ticket" Garnett e sarei molto contento se riuscisse finalmente a vincere il titolo
2) non provo affatto simpatia per Kobe Bryant. Gran giocatore, eh, per carità, anche se non così grande come qualcuno dice. Per capirci, c'è chi dice che se non fosse arrivato in NBA quando c'era ancora Michele Giordano in quel di Chicago sarebbe considerato lui il numero 1 di sempre. Ma quando mai? Oggi probabilmente è il miglior giocatore della NBA (anche se l'MVP l'avrebbe stra-meritato Chris Paul) e ok, ma Jordan era il leader dei suoi Bulls. Sarà un caso, ma tutti gli anelli vinti da Chicago vedono MJ come MVP, tutti quelli vinti dai Lakers con Bryant in campo vedono O'Neal MVP. Sarà un caso, ma quando nel 2004 i Lakers dei Big Four (Shaq, Kobe, Payton, Malone) persero la finale contro i Bad Boys 2.0 di Detroit il peggiore in campo fu quello che all'epoca aveva il numero 8. Inoltre non mi è mai stato simpatico come persona: mi sembra l'apoteosi della falsità.
Non mi resta da fare altro che chiudere, promettermi di tornare ad aggiornare con regolarità e lasciarvi con questo messaggio:

Sproloquio di tommyblizzard alle 17:27

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categoria : basket, poltica, streams of consciousness, lavurer

venerdì, 25 aprile 2008, ore 01:21

Mi sembra doveroso spendere qualche riga sulle Final 4 di Eurolega, visto che ormai sono alle porte (si disputeranno settimana prossima in quel di Madrid) e visto che, dopo 3 anni di assenza, una squadra italiana riesce ad accedervi. La Montepaschi Siena raggiunge questo traguardo insieme alle "solite note", ovvero Maccabi Tel Aviv, Tau Vitoria e CSKA Mosca: sono tre squadre con un budget considerevolmente superiore a quello dei toscani e altre squadre dall'analoga potenza economica (le due ateniesi o il Barcelona, per fare qualche esempio) guarderanno la Final 4 in TV. Proviamo ad analizzare il perchè, prendendoci il rischio di sparare qualche minchiata.
Siena non ha certo un roster pieno di fenomeni in grado di risolvere la partita da soli a livello di Eurolega (a parte Lavrinovic e, forse, Kaukenas che comunque è infortunato da molto tempo), però la sua forza risiede nel gruppo e nell'abilità difensiva. Facciamo parlare i numeri: quest'anno nella classifica dei migliori "ladri di palloni" dell'Eurolega ci sono 4 senesi nelle prime 10 posizioni, con McIntyre e Stonerook ad occupare le prime due; in particolare avere un lungo come il capellone da Ohio State capace di rubare 2 palloni e mezzo a partita è oro colato. Il vecchio adagio "l'attacco fa vendere i biglietti ma la difesa fa vincere i campionati" pare essere riconfermato ancora una volta. Quando poi puoi contare anche su Lavrinovic ed Eze sotto canestro, entrambi tra i migliori 10 stoppatori dell'Eurolega con una media superiore ad una a partita, capisci che segnare contro questi diventa piuttosto dura. Per quanto riguarda l'attacco, invece, per il gioco di Pianigiani conta molto il gruppo: pur senza avere giocatori alla Greer o alla Siskauskas, la circolazione di palla e l'uso sapiente dei blocchi permette tanti tiri piedi per terra agli esterni e, una volta aperta la difesa avversaria, si può anche darla dentro ai già citati Lavrinovic ed Eze, capaci di farsi valere anche in attacco (entrambi tirano con più del 60% da 2).
Come si è arrivati alla costruzione di una squadra così? Secondo me è un mix di bravura, progettazione e fortuna. All'inizio della stagione 2006/07 la squadra è stata ampiamente modificata e la guida tecnica è stata affidata a Simone Pianigiani, il vice di Recalcati durante la sua permanenza a Siena. A lui va riconosciuta l'abilità nell'aver valorizzato giocatori come Eze e Sato e aver inserito molto bene gli altri tasselli nel mosaico, al general manager Minucci il coraggio nel dare fiducia ai medesimi. La squadra infatti ha vinto il campionato dominandolo e l'anno dopo, grazie anche ad un budget che in Italia è comunque di primissima fascia, si è scelto di mantenere grossomodo lo stesso roster: tra i giocatori-chiave se n'è andato solo Forte, ammaliato dai petrodollari della Dynamo Mosca, e si è investito su un fuoriclasse come Lavrinovic, un buon giocatore come Ilievski e una "vecchia volpe" del basket europeo come Bootsy Thornton, per dare alla squadra spessore europeo e dotarla di una panchina più lunga. Inoltre a metà stagione si è dovuto cercare un rimpiazzo per Kaukenas e lo si è trovato in Drake Diener, bomber di Capo d'Orlando. Quindi bravura nello scegliere i giocatori e nel costruire un progetto, fortuna nell'avere adeguate risorse economiche e nell'aver azzeccato i giocatori giusti.
In campionato Siena non ha rivali: ha perso solo 3 partite su 33 ed è stata sfortunata ad aver avuto la sua mini-crisi delle 2 sconfitte consecutive mentre si giocava la Coppa Italia, altrimenti avrebbe già un trofeo in bacheca. In Eurolega ha piegato avversarie più forti sia tecnicamente che economicamente, ma è stata anche fortunata ad affrontare un girone di Top 16 piuttosto abbordabile, vista la delusione del Panathinaikos, ad essere accoppiata con il Fenerbahce agli ottavi ed averli affrontati con un Willie Solomon, capocannoniere della Top 16, assolutamente fuori forma. Va comunque detto che la Montepaschi è stata l'unica squadra a qualificarsi alla Final 4 in due partite, riuscendo a vincere anche davanti ai 12.500 dell'Abdi Ipekçi...
E ora? Che succederà? In semifinale ai senesi è toccato il Maccabi. Oltre alla solita vendita "sospetta" di migliaia di biglietti ai rumorosissimi tifosi israeliani, c'è da affrontare una squadra veramente temibile. Sotto canestro bazzica Terence Morris, atleta sovrumano da 8.4 rimbalzi e quasi 2 stoppate a partita: fin qua niente di paranormale, però aggiungete che tira con il 49% da 3 punti e "illegale" sarà probabilmente il primo aggettivo che vi passerà per la mente. Sarà molto divertente vedere il confronto tra lui e Vujcic da una parte e la coppia Lavrinovic-Stonerook dall'altra, sembrano davvero il matchup perfetto! Tra gli esterni c'è il giovane Halperin, che comincia finalmente ad esprimere tutto il suo talento innato, il redivivo Bluthenthal, decisivo in gara-3 contro il Barça con il suo 5/6 da 3, e un buon giocatore come Bynum. Da non sottovalutare anche la buona presenza sotto canestro di Esteban Batista, centro molto più "classico" rispetto a Vujcic e Lavrinovic, ma ottimo rimbalzista e discreto stoppatore. Pronostico? Credo che dovrà sudarsela molto, ma alla fine il Maccabi riuscirà a vincere. Proprio il grande sforzo per battere i toscani gli sarà però fatale in finale, dove dovrà arrendersi al CSKA di Ettore Messina. Non nego di essere di parte, ma penso proprio finirà così. Il mio blog sarà a vostra disposizione per sbertucciate ed insulti nel caso fallissi i pronostici :-D.

Sproloquio di tommyblizzard alle 01:21

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categoria : basket, eurolega

martedì, 12 febbraio 2008, ore 01:33

Qualcuno avrebbe potuto pensare che avrei sorvolato sulla finale di domenica. Invece no, ho semplicemente evitato di scrivere a caldo per non influenzare la mia analisi della partita. Come primissima cosa, faccio i complimenti ad Avellino, squadra dal budget non certo faraonico o dal passato glorioso, ma capace di essere seconda in campionato pari a Roma, spendendo la metà della metà dei capitolini e giocando un basket ben organizzato dall'ottimo Boniciolli (grande uomo oltre che grande coach, ricordo bene le sue posizioni in quella maledetta estate 2003).
Veniamo a noi. Inutile girarci intorno: brucia. Brucia perchè è la terza finale consecutiva che perdiamo. Brucia perchè Avellino è forte ma si poteva vincere. Brucia per la scommessa benefica dei Forever Boys. Brucia perchè Best si fa male dopo 9'. Brucia perchè l'arbitraggio è stato vergognoso (anche se, ci tengo a precisarlo, Avellino ha vinto con merito). Brucia perchè Pasquali ci aveva fatto riassaporare il gusto della vittoria, ed è un sapore che dà dipendenza. Brucia perchè sei in casa. Infine, brucia sentire poco prima della palla a due il presidente di Lega auspicare una vittoria di Avellino "per il movimento", alla faccia dell'impazialità! Però, a mente fredda, possiamo anche fermarci a vedere cosa ha portato di buono questa Final 8, magari accorgendoci che le "bruciature" si possono guarire: anzitutto, la consapevolezza che Pasquali in 3 settimane ha fatto qualcosa che si avvicina molto al concetto di "miracolo". Ha preso un insieme di giocatori e li ha trasformati in una squadra. Ha poi dato loro un'anima, rendendoli capaci di reagire ai parziali avversari che regolarmente affondavano con largo anticipo la Virtus pillastriniana. Ha dato un significato alla parola "difesa", riuscendo anche a far accennare qualcosa di vagamente simile ad un movimento difensivo a Spencer. Ha dato degli schemi all'attacco, dove ora la palla gira e dove si forza solo quando c'è bisogno di forzare. Ha saputo rivitalizzare Anderson, davvero un altro giocatore rispetto all'inverecondo inizio di stagione. Inoltre, usciamo da questa Final 8 con la convinzione di poter giocare alla pari con chiunque, anche se qualcosa da aggiustare c'è ancora. La dipendenza da Best, per esempio: capitan Di Bella, purtroppo, è in un periodo nero e senza il nativo di Springfiled la regia dev'essere affidata a fuoriruolo come McGrath (molto positivo il fatto che stia ritrovando la mira) o Blizzard (buon ritorno, deve ritrovare il ritmo del tiro), nell'attesa di Bulleri (che comunque in regia non dà il meglio di sè). C'è da capire se e a cosa servano Garri e Crosariol, sui quali nutrivo speranze di rendimento migliore. Però la strada è buona e coach Pasquali sembra avere le idee vincenti, speriamo in bene!
Ora, tanto per andare a letto ad orari inverecondi (si nota che mi piace la parola "inverecondo"?) e per non parlare sempre e solo di sport, parliamo di un argomento caldo: la prostituzione. È notizia recente che a Modena, il neonato Partito Democratico, tramite il consigliere ex-DS Fausto Cigni, abbia proposto di aprire un quartiere a luci rosse in zona Bruciata (grazie Zeman per la segnalazione). Mini-approfondimento per i non-modenesi: il quartiere "La bruciata" è situato a Modena Ovest, dove c'è il Grandemilia, dove la Via Emilia porta a Reggio e dove di notte c'è più traffico che di giorno, causa la massiccia presenza di prostitute, tutte africane (le ucraine e le italiane sono sparse per la Via Emilia). Che dire sulla proposta? Mi trova completamente d'accordo. Non dirò cose nuove o mai dette, ma ci tengo ad esporre il mio pensiero: penso che la prostituzione vada legalizzata (e regolamentata) e che i danni provocati dalla legge Merlin siano sottovalutati da molti. I residenti che si lamentano perchè il loro quartiere è pieno di lucciole è il minimo dei problemi: che dire di loro, ragazze non sempre maggiorenni raggirate (quando non rapite), schiavizzate e derubate da esseri che più che umani definirei "antropomorfi"? La repressione ha fallito, ma era ovvio che finisse così: si è partiti con l'idea che il problema fosse la "prostituzione", mentre se lo chiamano "il mestiere più vecchio del mondo" ci sarà un motivo. Il problema, come già detto, è lo sfruttamento della prostituzione, i "magnaccia" e le condizioni tremende a cui sono sottoposte le povere ragazze sbattute sulle strade. Inoltre, anche adottando una logica proibizionista e bigotta, come fai a reprimere il fenomeno? Multi le ragazze? Come fai a stabilire inequivocabilmente che si sta prostituendo? Multi i clienti? Come fai a stabilire inequivocabilmente che sia un "puttaniere"? Si dice "fatta la legge, trovato l'inganno", in questo caso l'inganno precede addirittura la legge. Io sono per la legalizzazione e regolamentazione: possibilità di ricevere clienti a casa propria previa autorizzazione, in modo che si possano effettuare visite mediche obbligatorie regolari, rilasciare fatture e pagare le tasse. Possibilità di creare quartieri a luci rosse modello Amsterdam o case chiuse, sottoposte agli stessi prerequisiti di cui sopra con controlli ulteriori legali e finanziari per prevenire immigrazioni clandestine e/o sfruttamento. Una volta creato un sistema legale nessuno andrebbe più a fare dei P.T. (Puttan Tour) per strada, non ci sarebbe più traffico di esseri umani e le organizzazioni criminali subirebbero un duro colpo finanziario, direi che sarebbe un discreto risultato. E basta con i moralismi: se un uomo è disposto a pagare per fare sesso e una donna è disposta a fare sesso in cambio di soldi senza costrizione alcuna, che problema c'è (il discorso vale anche mutatis mutandis, ovviamente)? Beh, effettivamente un problemino ci sarebbe e per questo le mie proposte sono destinate a rimanere tali. Anzi, perchè "le MIE proposte"? Le NOSTRE proposte. Ormai molta gente si è convinta che l'unica cosa da fare per risolvere questa situazione sia legalizzare e regolamentare. A questo proposito prendo in prestito una frase di Daniele Luttazzi (è riferita alle droghe leggere, ma vale anche per la prostituzione): "Quando si parla di legalizzazione delle droghe leggere la gente applaude, dimostrando di essere più avanti della classe politica. Poi però la gente non vota come applaude". Infine, sono contento che un esponente del PD abbia lanciato questa proposta, finalmente sento qualcosa di buono provenire da un partito che finora non mi ha convinto per nulla.
Chiudo con un tributo ad un grande genio contemporaneo: Luca Serri e il suo pensiero riguardo al tema appena affrontato:

Sproloquio di tommyblizzard alle 01:33

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categoria : basket, prostituzione, poltica, virtus, pd , streams of consciousness, pensieri anticlericali

domenica, 10 febbraio 2008, ore 02:11

Iniziamo premettendo che questo blog non parlerà solo di sport: quando avrò qualche argomento extra sportivo su cui blaterare, blatererò. E non farò i tabellini-romanzi di tutte le partite delle V nere, solo di quelle importanti che riuscirò a vedere, quindi non abituatevi troppo bene!
Torniamo on topic: se due settimane fa, alla vigilia della prima di Pasquali da coach bianconero, mi avessero detto che la Virtus sarebbe arrivata in finale di Coppa Italia, avrei indagato sul tipo di stupefacente appena assunto dalla novella Pizia. Invece mi trovo qui a gongolare per essere in finale dopo aver battuto (peraltro con merito) due squadre che in campionato sono state indiscutibilmente ed incommensurabilmente superiori alle V nere e che negli scontri diretti gli avevano rifilato due batoste notevoli.
Come contro Roma, l'inizio è travolgente: dopo 3' è 11-2 e Sacripanti è costretto a chiamare time-out per cercare il modo di fermare Giovannoni. Clark (nativo dell'Alabama, passaporto bulgaro. Boh?) prova a reagire con due bombe, ma il brasiliano è semplicemente inarrestabile, segna 5 punti nell'8-0 parziale e raggiunge già quota 12, più dell'intera Scavolini. L'entrata di Zukauskas e la sua marcatura su Giovannoni portano i loro frutti, così Pesaro può farsi sotto grazie al solito Clark e all'impronunciabile Brokenborough, che mette un paio di canestri con la complicità degli dei del basket (cit. Tranquillo); la Virtus comunque è letteralmente chirurgica dal campo e può terminare il quarto sul +9. Nel secondo quarto sale la pressione difensiva dei marchigiani, complice anche l'ingresso dell'ex bianconero Podestà, l'innominabile continua a mettere canestri assurdi, parziale di 11-2, pareggio Pesaro a quota 29. Pasquali adotta allora il quintetto piccolo ed è inevitabile per un virtussino tornare mentalmente ai tempi di Zare Markovski; Michelori entra in campo per fare il "5 tattico" e la scelta paga, sia in difesa dove può uscire in aiuto sul pick and roll, sia in attacco, dove insieme a Best ricostruisce il vantaggio virtussino (+5). Clark segna da distanza siderale, poi Michelori frana su Slay: per l'arbitro è antisportivo, per me no e neanche per i telecronisti di Sky, ma chi decide è il primo e i liberi del pesarese portano per la prima volta in vantaggio la VL. Chiudono il quarto un canestro di Garri ed uno sulla sirena (con l'istant replay che non chiarisce del tutto i dubbi) di Podestà: +1 Pesaro, con Clark a quota 17 punti. Nella ripresa si vede finalmente Dewarick Spencer: dopo una prima metà da buon difensore (e questa è una notizia sensazionale, visto che Pasquali lo ha definito un "telepass") su Myers ma inesistente in attacco, segna 5 punti filati a cui rispondono i pesaresi con un 6-0 firmato dal redivivo Pasco, il quale però pensa bene di fare fallo su Best concedendogli il gioco da 3 punti e permettendo alla Virtus di riportarsi in vantaggio. Inizia un duello a suon di bombe tra Spencer e Clark (l'ex Roanne segnerà 13 punti nel quarto), poi McGrath e Garri danno man forte al primo, altro parziale 11-2 e +6 bianconero, prima della bomba di Slay che chiude il quarto sul 66-63. Con l'inizio dell'ultimo quarto si rivede Anderson, ma ai suoi canestri risponde puntuale Podestà e Brokenborough, i cui liberi riportano la VL in vantaggio a 5' dalla sirena. Michelori, nonostante i 4 falli già commessi, non ha però nessuna intenzione di arrendersi, segna 5 punti e riporta la Virtus in vantaggio di due possessi: i bianconeri hanno l'occasione di chiudere la partita quando Spencer ruba la palla ad un pessimo Myers (0 punti) e serve Best, che sbaglia l'appoggio con un po' di sfortuna; il conto con la sorte viene saldato da un'evitabile infrazione di passi di Slay. Il solito Clark e il panamense Hicks riportano a -1 i marchigiani, ma ritorna in auge Giovannoni, che sfrutta la marcatura non impeccabile di Slay (quella di Zukauskas era ben altra cosa) per triplicare il vantaggio bianconero. Il pesarese continua con le ingenuità, forzando (e sbagliando) un tiro da 3 sul cui contropiede la Virtus vola a +5 (due liberi di Best su fallo di Myers) e commettendo, forse per frustrazione, fallo tecnico su Best. Da lì comincia la giostra dei liberi che porta i padroni di casa sul +11: la bomba dal parcheggio del PalaMalaguti serve solo per le statistiche di Clark (27 punti), le V nere conquistano la seconda finale consecutiva di Coppa Italia (l'avversaria sarà Avellino) e la soddisfazione di battere dopo tempo immemore una rivale storica come la Scavolini Pesaro, sconfitta a testa alta e con la consolazione di aver eliminato, da matricola, la capolista campione d'Italia in carica.
L'orologio segna le 3 di notte, vabbè, è sabato (anzi, è domenica), possiamo permettercelo. Grazie ad Ale per aver aspettato che finissi il post.

Sproloquio di tommyblizzard alle 02:11

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categoria : basket, virtus

venerdì, 08 febbraio 2008, ore 01:13

Eccoci a parlare di una delle mie più grandi passioni: il basket. Sono un tifoso della Virtus Bologna da circa 8 anni, ossia da quando ho iniziato a seguire la pallacanestro italiana (prima solo NBA); l'amore per le V nere è sbocciato grazie a quello che è ancora il mio giocatore preferito, Emanuel David "Manu" Ginobili, leader di una squadra dal gioco entusiasmante e vincente, che ha vinto tutto poi è sprofondata nei meandri della Legadue dopo aver rischiato la cancellazione e come l'araba fenice è risorta dalle sue ceneri, arrivando in finale scudetto solo un anno dopo la promozione. Piccola nota polemica: contrariamente ad altra gente sono rimasto virtussino anche in Legadue, dove ho cominciato a seguire la squadra anche al PalaMalaguti.
Torniamo a noi: dopo un'interessante (come sempre) puntata di AnnoZero, sulla quale magari avrò modo di tornare, e dopo aver evitato gli sms-spoiler dell'ignaro DiGe, non resisto alla tentazione, apro MySky e faccio partire la registrazione della partita. Quarti di finale di Coppa Italia, Virtus Bologna - Virtus Roma, la settima contro la seconda, bolognesi che sembrano aver trovato continuità dopo il cambio in panchina e romani in un ottimo periodo di forma ma senza Stefansson e con Lorbek a mezzo servizio: si preannuncia una partita molto interessante, visto che siamo in clima di upset e non solo oltreoceano. Infatti, un'oretta prima, la Scavolini Pesaro ha battuto la strafavorita e fino a qualche tempo fa imbattibile Montepaschi Siena, che sembra risentire molto più del previsto dell'assenza di Kaukenas. Il quintetto di partenza vede solo una variazione rispetto a quello base, Crosariol centro al posto di Chiacig: si parte e le V nere sembrano ulteriormente progredite rispetto alla partita con Treviso, visto che dopo cinque minuti il tabellone recita 13-0, frutto di un'ottima difesa che costringe i capitolini a 6 palle perse. Con l'uscita degli ottimi Best e Crosariol, Bologna sbanda leggermente, Roma inizia a segnare e a ridurre lo svantaggio a 7 punti, finchè un "arcobaleno" di Spencer e due liberi di Best (su 3 concessi per un fallo piuttosto ingenuo di Gkagkalouidis) chiudono il primo quarto sul 23-12. Nel frattempo, dopo 7 mesi di assenza, si rivede Brett Blizzard, eroe dell'ultima stagione bianconera. Roma piazza un parziale di 7-0 e si porta sul -5 quando AA, la mano migliore e non solo a Texas Hold'em, al secolo Alan Anderson, decide che è ora di fare sul serio: 7 punti spettacolari più un libero di Chiacig e si va all'intervallo lungo sul 41-28. Ad inizio terzo quarto un libero di Anderson e un canestro di Spencer portano sul +16 i bianconeri, poi improvvisamente la luce si spegne: l'attacco non si muove più, i tiri sono forzati e fuori bersaglio, le palle vengono perse con regolarità e Roma segna facili canestri in contropiede. A 4' dall'ultimo intervallo un bel canestro di Ray porta il parziale romano a 16-0 e la partità in parità a quota 44. Si rivedono i fantasmi dell'era Pillastrini, la mente inevitabilmente volge a quelle partite perse per colpa dell'incapacità di reagire ai parziali avversari e il nervosismo aumenta, ma quando arrivano i fantasmi "who do you call? Ghostbusters!". Non arriva nè Bill Murray nè Dan Akroyd, ma l'acchiappafantasmi virtussino, Guilherme Giovannoni, con la sua bomba da 3 che riporta le V nere sul tabellone; rientrano Best e Blizzard e si vede, l'ex Indiana Pacers segna canestri poetici mentre B-square torna a segnare con una contro-tripla subito dopo una bomba di Ukic ed un'altra bomba per inaugurare l'ultimo quarto, 59-52. Roma reagisce, risponde ad ogni canestro virtussino e, lenta ma costante, si riporta a -1, quando Gabini pensa bene di fare fallo su Giovannoni e di mandare platealmente l'arbitro in questo luogo: fallo più fallo tecnico, quarto e quinto per l'argentino (ergo espulsione), quattro liberi e possesso per Bologna, ottima mossa. Il brasiliano fa 3/4 e le V nere si trovano a condurre +4 a 3'' dalla sirena. Segna Ray per Roma, poi Best mette la giocata decisiva: penetra e subisce fallo, ma mentre sta tornando a terra trova l'equilibrio necessario per segnare di tabella. Paola Ellisse commenterebbe "c'è il fallo, c'è il canestro, ce n'è per 3" ed infatti così è; il canestro di Spencer chiude la partita, inutile la solita sfilza di falli sistematici e la bomba da distanza siderale dell'ottimo Ray, la Virtus (Bologna) vince 75-69 e avanza in semifinale, dove sabato incontrerà Pesaro in una semifinale tutta a sorpresa. 5 giocatori in doppia cifra per le V nere (migliore Spencer con 16), per Roma 22 punti per Ray anche se con 7/17 dal campo e un paio di facili canestri sbagliati clamorosamente. Segnalo la bella iniziativa dei Forever Boys Virtus: sono stati raccolti 500 euro tramite colletta e sono stati puntati sulla Virtus vincitrice della Coppa Italia, data 15-1 dalla Snai. In caso di vittoria, i 7.500 euro ricavati verranno devoluti in beneficenza. Ottima idea, ragazzi!
Per chiudere, non resta che postare questo video, ispirato dall'immenso Giovannoni:


(e anche stanotte a letto alle 2... bisogna che mi dia una regolata...)

Sproloquio di tommyblizzard alle 01:13

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categoria : basket, virtus