martedì, 03 febbraio 2009, ore 01:24

(attenzione: prima di leggere questo post sarebbe d'uopo leggerne la relativa introduzione)

Si parte: Pittsburgh partirà all'attacco dalle sue 28 dopo il ritorno di Russell. Due passaggi da 38 e 21 di Roethlisberger portano subito gli Steelers a un passo dalla end zone, dove viene placcato il tight end Heath Miller. Due corse per rimanere dove si è poi Big Ben tenta il passaggio; non trovando nessuno, decide che è il caso di prendersi la end zone di propria iniziativa correndoci dentro. La mia prima impressione è la stessa degli arbitri: touchdown Steelers! Proprio mentre penso che anche al Super Bowl di tre anni fa il primo TD fu segnato in maniera del tutto analoga, Ken Whisenhunt, head coach dei Cardinals (che all'epoca del trionfo del 2006 era l'offensive coordinator di Pittsburgh), lancia il fazzoletto rosso: è challenge, vuole che gli arbitri usino la moviola per verificare la loro chiamata. Al replay, le zebre notano che il ginocchio di Big Ben tocca terra prima della end zone, quindi cambiano la loro decisione e ricacciano in gola ai tifosi Steelers l'urlo di gioia: si va per il field goal e Jeff Reed non ha alcun problema a trasformarlo mettendo sul tabellone i primi 3 punti dell'incontro. Nel drive successivo i Cardinals sono costretti al punt e ringraziano Edgerrin James per aver recuperato un fumble di Warner a 30 yds dalla end zone di Arizona: tocca di nuovo all'attacco black and gold, su un terzo e 10 miracolo di Roethlisberger che evita più volte il sack e trova all'ultimo secondo Heath Miller che chiude il down. Dopo altre quattro giocate, si arriva ad un primo e goal dalle 7: la corsa da 2 yds di Parker chiude il primo quarto, mentre il secondo è aperto dall'ennesima connection tra Big Ben e Miller che porta nuovamente Pittsburgh ad una situazione di terzo e goal a una sola yard dalla end zone. La chiamata è un gioco di corsa per Gary Russell che, contrariamente al suo quarterback, riesce a penetrare: touchdown Steelers, questa volta senza dubbi, 10-0 e partita subito messa nel migliore dei modi. Sul kickoff successivo Arizona rischia di fare un altro pasticcio, con JJ Arrington che muffa il pallone ma riesce a riprenderlo all'interno della end zone e a riportarlo sulle 17. L'attacco dei Cardinals inizia però a mostrare la sua potenza: a forza di passaggi corti arriva sulle 46 di Pittsburgh, dove Kurt Warner, ben protetto dalla sua offensive line, si inventa un big play pescando Boldin libero sulle 30, il quale guadagna 29 yac (se non vi ricordate cosa significa, tornate a leggere il post sul Super Bowl scorso) prima di essere placcato da Ryan Clark. Nel drive successivo, Warner finta l'hand off, rischia di inciampare e all'ultimo istante prima di subire un sack riesce a lanciare la palla in end zone, dove trova Ben Patrick per quella che sarà la sua unica ricezione del match: 10-7, i Cards ci sono. Due punt nei due drive successivi e palla di nuovo a Pittsburgh: alla seconda azione, il passaggio di Roethlisberger per Santonio Holmes viene toccato da un defensive end di Arizona, la palla si alza a campanile e viene intercettata da Karlos Dansby. A 2 minuti dall'intervallo, Arizona ha la chance di passare in vantaggio ed infatti, in 7 azioni, conquistano un primo e goal da 2 yards con 18 secondi sul cronometro. A molti pare chiaro quale strategia adotteranno i Cardinals: si corre, mal che vada "bruci" il secondo down con una spike per fermare il cronometro (non ci sono più timeout a disposizione) e con un facilissimo field goal pareggi. Invece no: Warner a sorpresa decide di passarla. La palla è diretta verso Anquan Boldin ma all'improvviso la maglia rossa col numero 81 viene oscurata da una bianca numerata 92: James Harrison si materializza davanti al ricevitore dei Cards ed intercetta il passaggio. Non pago, inizia a correre: il cronometro scorre inesorabile, ogni secondo che passa è una possibilità in meno di chiudere la prima metà con un vantaggio più ampio rispetto ai 3 miseri punti sul tabellone, quindi deve provarci pur non avendo l'agilità e la velocità di un defensive back. A 55 yards dalla end zone sembra finita, ma i suoi compagni gli aprono la strada con una serie di blocchi da manuale. Mancano solo 10 yds e il fiato ormai è finito, ma serve uno sforzo ulteriore, a pochi passi dalla meta arriva il placcaggio, ma è troppo tardi: il miglior difensore dell'anno cade all'interno della end zone, realizzando l'intercetto più lungo della storia del Super Bowl, ben 100 yds, e chiudendo la prima metà sul 17-7. È tempo di halftime show, sul palco sale Bruce "The boss" Springsteen, per la gioia di Bruttoformo, ed infiamma i suoi fan con quattro canzoni tra cui una Glory Days adattata al football e uno dei suoi maggiori successi, Born To Run. Il terzo quarto si apre con i Cards in attacco alla disperata ricerca di punti: su un terzo e 6 da metà campo, James Farrior piove letteralmente su Warner causando un fumble, prontamente ricoperto da Harrison ma contestato da Arizona. Whisenhunt decide di usare il suo secondo ed ultimo challenge, ottenendo l'inversione della chiamata: sarà comunque punt vista la posizione di campo. Nel drive successivo la difesa dei Cards commette due clamorose ingenuità: su un potenziale intentional grounding (passaggio lanciato in una zona "morta" per evitare il sack) di Roethlisberger commettono roughing the passer (colpo inutile ed evitabile al quarterback dopo il passaggio) e su un field goal commettono unnecessary roughness (violenza evitabile) sull'holder, dando agli Steelers la possibilità di ottenere 7 punti invece che 3, cosa che comunque non accade, Pittsburgh deve "accontentarsi" di un field goal ravvicinato e di portare a 13 il proprio vantaggio. Durante il drive successivo finisce il terzo quarto e, dopo uno scambio di punt, a 11 minuti dal termine Arizona deve recuperare 13 punti, due touchdown: difficile, ma non impossibile, penso, e memore dell'anno scorso non riesco a trovare pace. Neanche a farlo apposta un grandissimo drive di Warner porta i suoi fino ad un terzo e goal da una yard: come nel TD di Patrick, si opta per un lob ma stavolta dall'altro lato dell'arcobaleno c'è Larry Fitzgerald, impalpabile fino a questo drive, che riduce lo svantaggio dei suoi a soli 6 punti con 7 minuti e mezzo da giocare. Palla agli Steelers che la tengono 2 minuti prima del punt, Warner riporta i suoi sulle 26 avversarie ma retrocede di 10 yards per colpa di un offside dell'attacco: quattro incompleti e punt formation in campo. Non basta l'ottimo lavoro del punter Graham e dello special team, ci si mette anche Harrison che si fa fischiare un'evitabilissima unnecessary roughness costringendo Roethlisberger a partire da 1 yard, con fortissimo rischio safety. Quando al terzo down Big Ben trova Holmes guadagnando 19 yards penso "dai che è fatta!!", ma la scritta "flag" mi fa gelare il sangue nelle vene: è stata fischiata una holding a Justin Hartwig, che significa safety. 2 punti ai Cardinals, 20-16 e punt con 3 minuti ancora sul cronometro: c'è tutto il tempo per segnare e, qualora ciò accadesse, non ne rimarrebbe molto agli Steelers... Arizona parte dalle sue 36: alla seconda azione i defensive backs di Pittsburgh, troppo attenti ad evitare una ricezione con uscita dal campo e conseguente arresto del cronometro, si allargano troppo e quando Warner trova il taglio centrale di Fitzgerald davanti a lui c'è una prateria. Ci sono dei momenti nella vita in cui tutto ti appare in slow motion; spesso accade in situazioni di tensione positiva, come quando stai vincendo e il cronometro sembra essere lento, come quando sei in testa al Gran Premio e l'ultimo giro sembra non finire mai. Ma accade lo stesso anche in situazioni negative: ogni passo di Fitzgerald verso la end zone sembrava avere la velocità di un bradipo, sarà la pia illusione che quei tre omini vestiti di bianco lo raggiungano, ma sono lontani, troppo lontani, e a 2' e 17'' i Cardinals, per la prima volta, passano in vantaggio. Moralmente distrutto, provo a farmi coraggio pensando al fatto che Big Ben sia uno dei migliori comeback quarterbacks della NFL (indossa la maglia numero 7 in onore di John Elway, storico qb dei Broncos specialista in rimonte), ma l'impresa suona veramente ardua, tanto più che alla prima azione viene fischiata una holding all'attacco. Ci sono certe squadre che quando la temperatura sale si sciolgono, altre che invece lievitano: i Pittsburgh Steelers fanno parte di quest'ultima categoria. Roethlisberger nell'azione successiva evita due placcaggi e trova Holmes per mantenere vivo il drive, poi sul terzo e 6 ancora la palla al numero 10 per chiudere il down; un passaggio per Nate Washington e una corsa da 4 yds, poi il secondo timeout. Mancano 62", secondo e 6 sulle 44 di Arizona. Pump fake e di nuovo palla a Santonio, che riceve spalle alla end zone, si gira e approfitta dello scivolone di Aaron Francisco per involarsi verso la medesima, sospinto a qualche migliaio di km dalle urla di un pazzo incurante del fatto che in Italia siano le 4 del mattino, ma la stessa safety recupera e lo placca sulle 6. Chiamato l'ultimo timeout. Siamo lì, ce la possiamo fare. Cosa facciamo? Andiamo sul sicuro, calciamo un field goal, pareggiamo e andiamo al supplementare? No, e se poi Arizona vince il coin toss? Niente da fare, bisogna andare per il TD. Primo tentativo, incompleto. Ma porc... a momenti Santonio la riceveva. Vediamo: Whisenhunt ormai avrà capito che Holmes è il nostro slot receiver, alla prossima azione lo raddoppierà di sicuro, vediamo che si inventa Big Ben. Snap. La offensive line tiene, incredibile. C'è tempo. Mewelde Moore è coperto, niente. Ward pure. Dove sei, Santonio? Eccolo là, ma è addirittura triplicato. Però forse con una palla esterna... Un proiettile di forma ovale viene sparato dal cannone montato sul braccio di Roethlisberger, diretto verso le mani del numero 10 in maglia bianca. Il difensore più esterno è tagliato fuori. Quello davanti salta per intercettare la palla, ma è troppo alta per lui. Holmes salta. Certo che esterna è esterna... Presa! L'ha presa!!! Ma sarà riuscito a tenere i piedi in campo? Secondo gli arbitri sì, è touchdown. Aspetto ad esultare, sicuramente la andranno a rivedere, non possono permettersi il minimo dubbio sull'azione che deciderà l'esito del Super Bowl. Ecco il replay: beh sul piede sinistro non ci sono dubbi. Quello destro... sì!!! Dentro!!! Dentro!!! Touchdown!!! Touchdown!!! 27-23!!! Come l'anno scorso con la ricezione di Plaxico Burress, a 35'' dalla fine la squadra in svantaggio si è portata sul +4, costringendo gli avversari a cercare la end zone pure loro, un field goal sarebbe assolutamente inutile. Ora calma però, non è ancora finita. Arrington ritorna il kickoff sulle 23. 29 secondi. Warner trova il solito Fitzgerald e guadagna 20 yards. 22 secondi. Timeout. Warner vira su Arrington e le 13 yards guadagnate lo portano nell'altra metà campo, sulle 44. 15 secondi. Ultimo timeout. Snap. Warner non trova ricevitori liberi, prova con un po' di scramble ma si accorge che sta andando dalla parte sbagliata, di lì bazzica Woodley, meglio evitare. Quando si appresta a lanciare, però, sente la terra mancargli da sotto i piedi: proprio il numero 56 ha fatto in tempo a liberarsi del bloccante e a colpire il malcapitato Kurt con uno dei suoi placcaggi. Non solo sack: la palla sfugge dalle mani del veterano quarterback e cade per terra, è fumble! I 129 Kg di Brett Keisel ricoprono la palla ed ora è davvero finita! Big Ben uccide il cronometro inginocchiandosi e i Pittsburgh Steelers sono campioni del mondo per la sesta volta nella loro storia, nessuno come loro. Mentre a Tampa i giocatori si abbracciano e fanno il tradizionale gavettone al dott. Foreman, ehm, scusate, a coach Mike Tomlin (dai, sono uguali), che nel frattempo è diventato l'allenatore più giovane di sempre a vincere il Super Bowl (36 anni, meno di Warner!), io immergo la mia faccia nella maglia nera numero 86 che indosso. L'emozione è così grande che mi si lucidano gli occhi, cosa che non mi capitava da molto tempo (almeno relativamente ad un evento sportivo); mi ricompongo ed assisto alla premiazione, dove Santonio da Padova viene meritatamente nominato MVP. Un grande trionfo, peccato non averlo vissuto insieme ad una persona che, a quanto pare, ha avuto cose più importanti da fare. Ci sarebbe anche da fare la conclusione moralistica come l'anno scorso (a proposito: se siete arrivati fin qui, COMPLIMENTI. Io non ci sarei riuscito), mi affido a Sir Charles Barkley: "If you are afraid of failure you don't deserve to be successful!".


Sproloquio di tommyblizzard alle 01:24

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lunedì, 02 febbraio 2009, ore 17:31

Non poteva mancare quest'anno il post dedicato al Super Bowl, soprattutto perchè stavolta non ci sono due squadre qualsiasi a contendersi quello che probabilmente è il trofeo più ambito d'America: una di esse sono i "miei" Pittsburgh Steelers. Contrariamente all'anno scorso, in regular season non c'è stato nessun rullo compressore da 16-0 (anche se i poveri Lions sono riusciti nell'impresa diametralmente opposta) e ad inizio playoffs non c'era un chiaro favorito alla vittoria finale; ciononostate, gli acciaieri erano tra le squadre più accreditate alla vittoria finale, merito di una difesa semplicemente devastante, del secondo miglior record della NFL (12-4, ad una sola vittoria dai Titans) e forti della loro tradizione. La squadra della Pennsylvania, infatti, ha già vinto ben 5 Super Bowl nella sua storia, nessuno meglio di loro (ma due squadre come loro, Dallas e San Francisco), di cui l'ultimo "solo" 3 anni fa in una sfida alla quale presero parte molti dei giocatori attualmente in rosa. Dall'altra parte, gli Arizona Cardinals sembrano l'esatta antitesi degli Steelers: qualificati con il secondo peggior record (9-7) in una Division materasso, a detta di molti sono "l'intruso", in quanto l'unica squadra che ha fatto peggio di loro (San Diego, 8-8) è in un momento di forma smagliante ed è indicata come probabile sorpresa della post season. La loro forza è l'attacco, il terzo della NFL, guidato da Kurt Warner (su cui approfondirò dopo) e composto di ottimi elementi tra cui spicca il ricevitore Larry Fitzgerald, autore di un'annata strepitosa in cui ha guadagnato più yards su ricezione di chiunque altro. In questo senso c'è un parallelismo rispetto all'anno scorso: siamo in presenza di una favorita e di un underdog anche se il matchup non è così sbilanciato come nella precedente edizione, vuoi perchè gli Steelers non sembrano così onnipotenti come i Patriots (allora) imbattuti, vuoi perchè i Cardinals non hanno avuto i travagli dei Giants, vuoi perchè ci si ricorda come finì l'anno scorso. Proprio questo ultimo particolare contribuisce ad inquietarmi non poco... Un punto dove non vi è analogia con il Super Bowl XLII è la storia dei due quarterback. In cabina di regia a Pittsburgh c'è Ben Roethlisberger, 26 anni, origini svizzere e titolare nella vittoria di 3 anni fa, dove fece segnare due record: diventò infatti il più giovane quarterback a vincere l'anello ma anche quello con il peggior rating (un misero 22.6). Il suo stile di gioco si basa su una grande mobilità e una formidabile capacità di evadere i sack avversari, merito della sua stazza fisica (196 cm per 106 Kg) e di una offensive line colabrodo che l'ha costretto a sviluppare queste doti; è anche un ottimo scrambler, cosa che l'ha portato a chiudere molti down e segnare parecchi TD correndo. Dall'altra parte, Kurt Warner, 37 anni: dopo il college non venne neanche draftato ed andò a lavorare in un supermercato, poi fece l'assistente allenatore sperando in un provino per la NFL, passò per l'Arena Football League e la NFL Europe prima di convincere i Saint Louis Rams a dargli una chance nel 1999. Quello stesso anno fu nominato MVP sia della stagione che del Super Bowl che vinse contro i Titans; due anni dopo ottenne lo stesso riconoscimento ma al Super Bowl perse contro i Patriots del giovane Brady. Poi, una serie di annate mediocri, il trasferimento prima a New York sponta Giants a fare da chioccia al giovane Eli Manning ed infine ai Cardinals, dove in teoria avrebbe dovuto fare altrettanto con il neo draftato Matt Leinart; da segnalare che in entrambi i casi Warner venne presto scavalcato dal relativo rampollo nella gerarchia dei quarterback. Nel 2008 la rinascita: stagione strepitosa, 4.583 yds lanciate, 68% di passaggi completati, 30 passaggi da TD, rating medio di 96,9 e posto da titolare al Pro Bowl. Inspiegabilmente, il titolo di MVP venne assegnato a Peyton Manning, che infatti uscì subito dai playoff contro i Chargers... Quindi, due grandi quarterback dalle indiscusse doti (anche se Big Ben non sempre riceve dai media gli elogi che meriterebbe) e non più il vincente contro il loser: ogni elemento di discontinuità con l'anno passato è sembre ben accetto, di solito non sono scaramantico ma in certi momenti è difficile non esserlo. Differente anche il percorso delle due squadre fino a Tampa, sede dell'epico match che vi racconterò: Pittsburgh ci arriva battendo da favorita e, tutto sommato, agilmente (o comunque in maniera più netta di quanto recitino i punteggi) i Chargers e i Ravens, mentre Arizona è l'underdog in tutte e tre le partite, dove batte prima i giovani Falcons, poi i Panthers (seconda squadra della NFC) ed infine gli Eagles, forse la squadra più in forma, in partite mozzafiato. I protagonisti sono quelli annunciati: per gli Steelers la difesa ferrea che ogni tanto si toglie pure il vizio di sostituirsi all'attacco e per i Cardinals l'attacco devastante guidato dalla coppia Warner-Fitzgerald. È tutto pronto, il Super Bowl sta per cominciare, ma il racconto della partita lo metterò nel prossimo post  (che conto comunque di realizzare entro sera) per spezzettare un po' il tutto.

Sproloquio di tommyblizzard alle 17:31

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lunedì, 04 febbraio 2008, ore 17:45

Come promesso, ecco il mio commento sul Super Bowl.
Partiamo dalla presentazione: sembrava il più classico dei film americani. Da una parte il loser, Elisha Nelson Manning, per tutti semplicemente Eli: prima scelta al draft 2004 (con annesso intrigo) ma preso etichettato come "sopravvalutato", come uno che è lì solo perchè è il fratello di Peyton e/o il figlio di Archie ma non ha il talento di nessuno dei due, non aveva mai passato un turno di playoff sino ad allora, la sua squadra a metà stagione navigava in pessime acque e voleva tagliare lui e il coach. Nonostante ciò, i suoi Giants sono arrivati al Super Bowl, battendo Tampa Bay alle Wild Card (purtroppo, visto che simpatizzo per i Buccaneers) e, da stra-sfavoriti, i Dallas Cowboys e i Green Bay Packers, con grandi prestazioni di Eli (nessun intercetto). Dall'altra parte il vincente, Thomas Edward Brady jr., per tutti semplicemente Tom: scelto al sesto giro ma diventato in breve tempo una superstar della NFL, tanto che sono molti quelli che ne parlano come "il quarterback più forte di sempre". Si presenta al Super Bowl dopo averne già vinti tre (di cui due da MVP) ed aver portato i suoi Patriots alla perfect season (16 vittorie, 0 sconfitte) con un'annata straordinaria (50 TD pass, record NFL) culminata con l'elezione quasi unanime a MVP e ad Offensive Player of the year; gli uomini lo invidiano, le donne gli sbavano dietro, i genitori lo vorrebbero come genero vista la nomea di "bravo ragazzo" e la sua ragazza è una modella di fama internazionale, ossia la bellissima Gisele Bundchen . Nonostante ciò, arriva al Super Bowl dopo aver faticato un po' nel Championship contro un'altra sorpresa, i San Diego Chargers (ben 3 intercetti lanciati), privi della loro stella (LT) e con quarterback e tight-end a mezzo servizio. Infine le due squadre: una di New York, una di Boston, città tra le quali vi è grande rivalità sportiva anche nel basket (Knicks vs Celtics) e nel baseball (Yankees vs Red Sox), con trend recente che punta deciso verso la sede del MIT. Insomma, sembra che la partita sia già scritta: i bookmakers danno i Pats a +12 e anche quelli che a voce dicono che i Giants potrebbero piazzare il definitivo upset, in realtà non sono così convinti di ciò. Eppure nei film americani vince sempre il loser...
Nel sedermi davanti alla tv, penso a quale squadra tifare: decido che i Giants di quest'anno somigliano troppo agli Steelers di due anni fa ed essendo la squadra di Pittsburgh la mia preferita mi trovo a simpatizzare per i giganti della grande mela. Si parte: primo possesso per i Giants, si avanza lenti ma si avanza, 16 giochi, 63 yards guadagnate, 10 minuti usati, quattro terzi down convertiti ma si arriva corti dalla end zone. Lawrence Tynes, l'eroe del Championship contro Green Bay, deve entrare in campo e segnare il field goal che dà ai GIants i primi punti. I Pats rispondono con le corse di Maroney e i passaggi corti di Brady, fin quando non viene fischiata una pass interference ad Antonio Pierce in end zone. Primo e goal da 1 yarda, dunque, e bastano due tentativi a Maroney per segnare il primo TD della serata: 7-3 Pats. All'inizio scoppiettante seguiranno due quarti di totale siccità offensiva: da una parte Eli lancia un intercetto (ma la colpa è della pessima ricezione di Steve Smith, rookie dal nome ingombrante) e i suoi compagni causano 2 fumbles (sul primo dei quali c'è da registrare una cantonata pazzesca presa dagli arbitri), dall'altra Brady e i runningback non riescono a sfondare nell'ottima difesa dei Giants. Nell'intervallo suonano i Tom Petty and the Heartbreakers: curioso notare che, durante la canzone lenta, invece della fiamma degli accendini il pubblico fa oscillare il display retroilluminato dei cellulari. I tempi cambiano... Ad inizio ultimo quarto la grafica ci informa che questo è il Super Bowl con meno punti segnati dopo tre quarti da 23 anni a questa parte: l'ultimo quarto sarà però un'emozione unica. Finalmente si vede un big play: Eli trova Kevin Boss, il tight-end divenuto titolare dopo l'infortunio dell'immenso Jeremy Shockey, il quale parte verso la end zone, ma Rodney Harrison lo ferma a 35 yards dalla medesima. Il drive prosegue, 2 & 3 sulle 5 di NE, bellissima play action fake di Eli che trova David Tyree nella end zone: Giants in vantaggio 10-7 a 11' dal termine! Brady però non si scompone ed organizza quello che ormai è il drive per antonomasia dei Patriots di quest'anno, ovvero passaggi corti, accumulo di YAC (Yards After Catch), Wes Welker come slot receiver e Randy Moss, il fenomeno dalla testa disabitata, a prendersi la gloria del TD: 14-10 Pats con solo 2' 4" sul cronometro. Finisce qui la storia della cenerentola Giants, almeno secondo Leopizzi perchè Eli non è d'accordo: si parte dalle 17 yards, bisogna ricoprirne ben 83 in circa due minuti e mezzo, perchè un field goal servirebbe come uno sbucciamirtilli a metano, c'è bisogno di un TD. Il drive dei Giants è pazzesco, Eli rischia l'intercetto in due occasioni ma è autore di un paio di giocate da fenomeno, compresa quella che probabilmente passerà alla storia come the play, LA giocata: evade il placcaggio di due giocatori e lancia lungo per Tyree, il quale compie una ricezione fantascientifica schiacciando la palla sul suo casco e portandosi a 24 yards dalla end zone (video della giocata). Il sack subito da Eli nella giocata successiva costringe i Giants a chiamare l'ultimo timeout: ormai sono con l'acqua alla gola, ma Manning converte un 3 & 11 e si porta a sole 11 yards dalla end zone. Al primo tentativo bisogna cercare subito la end zone: il lob di Eli si adagia tra le sicure mani di Plaxico Burress e i Giants passano in vantaggio a 35'' dal termine! Brady viene chiamato al miracolo, non può più affidarsi ai suoi amati passaggi corti, deve andare sul profondo: 3 incompleti ed un sack, 4 and out. Giants campioni del mondo, uno dei più grandi upset della storia del football viene completato, così come l'americanata: Eli riscatta l'immagine di loser trionfando e venendo meritatamente nominato MVP del Super Bowl (anche se il TG1 pensa bene di pronunciare il suo nome "Elai", manco fosse una caramella). Grandissima l'amarezza in casa Patriots: stagione chiusa 18-1, ma quell'ultima cifra fa tutta la differenza del mondo. Un Super Bowl eccitante, frizzante, equilibrato deciso a poco più di 30 secondi dalla fine: spero che abbia indotto quelli che seguono il football solo nel suo main event ad approfondire il discorso. Il football è uno sport troppo sottovalutato in Italia, con troppi luoghi comuni e fesserie che gli girano intorno, quando in realtà è uno sport molto coinvolgente, basta capirne le regole di base. Poi chiaro, le partite noiose ci sono anche nel football, ma è così in tutti gli sport.
Chiudo il mio secondo chilometrico post con una piccola esortazione: avete visto cos'ha fatto Eli. Ci ha creduto, si è sbattuto, ce l'ha fatta. Perchè lui sì e voi no? Abbiate sempre fiducia in voi stessi e nei vostri desideri e date sempre tutto per realizzarli, mal che vada avrete un dubbio di meno; credetemi, io lo so bene, meno "e se avessi fatto...?" avrete, meglio starete. E non è poco.

Sproloquio di tommyblizzard alle 17:45

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