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Ci alziamo giusto in tempo per il check out e, essendo tremendamente in anticipo, ammazziamo un po' il tempo navigando su internet dai terminali della lobby. Scaduto il nostro orario, prendiamo su armi e (soprattutto) bagagli e ci dirigiamo verso la nostra cara fermata Arlington, da dove avremmo preso la metro per l'aeroporto. Una volta lì ci rechiamo al check in della American Airlines e notiamo subito l'enorme coda davanti al medesimo, costituita in buona parte da gente diretta in Costa Rica (che, a occhio, sarà un terzo della popolazione effettiva). Dopo due ore di attesa tocca a noi e ci accorgiamo della PIACEVOLE novità: su AA le valigie si pagano. Già, non è la tassa sul bagaglio troppo pesante, devi pagare 25 dollari in più se vuoi imbarcare una valigia nella stiva e altri soldi in caso essa ecceda la franchigia massima consentita: paghiamo il pizzo e ci dirigiamo al gate, dove abbiamo tutto il tempo per pranzare visto che il nostro aereo accumula ritardo su ritardo. Una volta a bordo, altra ottima notizia: i pasti sono a pagamento. D'accordo che eravamo sazi, ma avere sulla compagnia di bandiera di un paese che non è proprio del quarto mondo gli stessi disservizi delle compagnie low cost (ovviamente senza le stesse tariffe) è un tantino deprimente. Se non altro le tre ore di viaggio scorrono senza intoppi e durante l'atterraggio ci godiamo una splendida visuale dall'alto dei Great Lakes che si estendono a perdita d'occhio: se uno non lo sapesse, potrebbe giurare di star sorvolando l'oceano. Dopo aver preso le valigie studiamo la strategia migliore per andare al nostro ostello: ancora una volta la metropolitana risulta la soluzione migliore. Una volta in viaggio, notiamo subito una cosa curiosa: c'è una fortissima disomogeneità nella distanza tra le varie fermate. Capita che tra due successive possano passare 40 secondi come 5 minuti e la cosa non aiuta certo a rendersi conto delle reali distanze tra i vari punti. Dopo un'ora e mezza di metro e un cambio arriviamo alla nostra fermata, Fullerton, dove usciamo tramite gli scomodissimi tornelli e ci incamminiamo verso il nostro ostello. Ad accoglierci c'è l'attraente Lisa, che ci assegna la nostra stanza e ci fornisce qualche indicazione sul quartiere: andiamo ad appoggiare le valigie e notiamo subito che, nonostante fossimo negli USA spreconi, in questo ostello non vi è traccia di aria condizionata. Le alternative sono due: tenere la finestra aperta o usare un ventilatore risalente, ad occhio e croce, all'anteguerra. La prima ipotesi viene presto scartata causa il diabolico meccanismo di apertura che mette in difficoltà anche un futuro ingegnere aerospaziale come Ale e, soprattutto, delle zanzare, e neanche la seconda sembra essere vincente, siccome l'aggeggio è piuttosto rumoroso: troviamo il compromesso migliore con il ventilatore a velocità media messo sul tavolino per poter essere puntato direttamente sui nostri corpi. Dopo una veloce doccia, ci rechiamo fuori per trovare un posto dove mangiare e la scelta cade su un pub poco distante dall'ostello, in cui seguiamo in diretta la cerimonia di apertura dell'Olimpiade (o perlomeno la sfilata degli atleti). Il tempo di compiacersi perchè qualcuno al juke box ha scelto di mettere su "Say it ain't so" dei Weezer e si torna in ostello per smaltire le scorie del viaggio: domattina si punta diretti verso il Loop, il centro di Chicago.
(questo post doveva essere pubblicato ieri notte ma splinder aveva dei casini)
Ciao a tutti. Ho deciso di riprendere a scrivere sul blog, visto che oggi pomeriggio, consegnando in segreteria la mia tesi di laurea, è finito il calvario che ha monopolizzato la mia vita in queste settimane. Rimaniamo un attimo su questo argomento: se mercoledì 26 marzo per qualche motivo siete a Bologna, alle 11.30 mi laureo, se vorrete fare un salto sarete i benvenuti. La mia facoltà (Scienze politiche, se per puro caso mi leggesse qualcuno che non mi conosce/mi conosce poco) si trova a Palazzo Hercolani, Strada maggiore 45, Bologna, facilmente raggiungibile in autobus (25 dalla stazione dei treni o uno dei tanti 27 da Via Indipendenza). Questo evento dovrebbe rappresentare una specie di punto di svolta per la mia vita: non ho infatti intenzione di proseguire gli studi nè a Relazioni Internazionali, nè a Scienze Politiche. Cosa farò? Beh, ci sono una serie di proposte in cantiere, bisognerà valutarne l'effettiva fattibilità, però diciamo che ci sto lavorando. Come sto lavorando sulla mia festa di laurea. Non sono mai stato un festaiolo D.O.C., fino al 18° compleanno facevo una festicciola nella casa di famiglia a Montardone la domenica pomeriggio più vicina al 17 settembre, poi un anno è saltata e la cosa è poi definitivamente "morta". Però questa laurea rappresenta quantomeno un macigno in meno da sopra le spalle e mi piacerebbe celebrare questo evento: la domanda è "come?". Quasi tutti festeggiano in discoteca, ma chi mi conosce sa che non amo (eufemismo) nè l'ambiente nè l'idea di festeggiare lauree, compleanni o quant'altro in discoteca. Cenone? Interessante, però temo di non riuscire a ricreare l'atmosfera goliardica della festa di laurea di Zeman e Berta, dove con un'idea semplice (affitto di una sala a Magreta, cena a base di pasta e borlenghi poi quel che succede, succede) si è passata una serata molto divertente e coinvolgente per tutti (soprattutto per Berta). Mi piacerebbe qualcosa di nuovo, qualcosa che non sia una discoteca, qualcosa di non necessariamente complicato dove la gente possa divertirsi ed avere un bel ricordo senza necessariamente ubriacarsi (cosa non proibita, sia chiaro: solo vorrei evitare che fosse la conditio sine qua non per potersi divertire). Mi viene in mente la festa di laurea di Alessandro e Veronica (che ho paccato causa spiacevole imprevisto e che non smetterò mai di dispiacermi per questa cosa), festa in piscina, ma un conto è farla tra luglio e agosto, un conto tra marzo e aprile... In più non vorrei neanche far passare troppo tempo, com'è ovvio, visto che poi la festa si svuota di significato e perde "l'inerzia emotiva". Appello ai quattro gatti che mi leggono: avete proposte in merito?
Chudiamo con un video. Avrete sicuramente sentito che, a causa delle violenze in Tibet, c'è chi propone di boicottare le olimpiadi di Pechino. C'è anche però chi per le medesime continua ad allenarsi duramente: